Rassegna storica del Risorgimento

MARINA AUSTRIACA
anno <1918>   pagina <235>
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L'Austria navale
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gnere triestino, Giuseppe Ressel, che sovvenuto pecuniariamente da un generoso negoziante, pure triestino, Cario Fontana, potè dimostrare praticamente l'utilità del suo ritrovato, facendo navigare più volte un suo speciale battello fra Trieste e Monralcone.
Ma per quanto l'applicazione dell'elica allenavi imperiali venisse gradualmente fatta, le idee u Vienna circa l'importanza e l'impiego della marina da guerra, rimanevano sempre tinte della vecchia con­cezione austriaca animavate.
La guerra d'Oriente era già scoppiata. Quella guerra, che gli storici avversi al secondo impero s'affaticavano a dimostrare originata da una meschina querela di sacrestia, si trascinava incerta ira, le diffi­coltà del terreno, del clima, delle malattie e quelle frapposte dalla lontananza-per la Fra ncia e l'Inghilterra dal teatro delle opera­zioni. La ragione vera del conflitto, quella cioè di limitare l'espan­sione moscovita nell'Oriente europèo:, veniva Idèliberatamente trascu­rata per motivi di opposizióne appunto perchè èra 2a ragione vera per la quale Napoleone tir invito a parteciparvi l'Inghilterra, che ac­cettò,, mentre l'Austria invece rifiutò.
Questo rifiuto alla partecipazione della guerra d*Óriente addolorò molto il giovane comandante della goletta Elisabetta* Egli trova vasi allora in crociera sulle co-ite della Siria, con Smirne porto d'approdo. Sperava egli in tale conflitto guerresco, di cui sentiva quasi-reeo nelle conversazioni che avsfà con ufficiali inglesi e francesi a Smirne, che l'Austria mandasse la sua Ciotta nel Mar Nero, per sollevarla dalle sventure toccate nel 184-8-49. E le speranze di Tegetthoff, dal punto di vista austriaco, erano tutt1 altro che inopportune, ma svanirono nel nulla per la politica cavouriana, la quale, determinando l'inter­vento piemontese alla guerra d'Oriente, costringeva l'irritata Austria ad appartarsi decisamente dal conflitto.
Nel Mar Nero il Tegetthoff sarà mandato quanto prima non già per opera di guerra, ma per opera di pace. Nell'autunno del 1855, fi-
tana, negoziante Mestruo* il nostro inventare costruì un battello chiamato Za Gì-velia, col quote face tredici viaggi di piacere fra Trieste e Monralcone. Al quat­tordicesimo viaggio, essendosi guastata la macchina a vaporo jp. Qfpetta fu, con­dannata a morto, perchè la paterna polizia austriaca non acconsenti che gli espe-rhnenti del battello ad elica. continuassero più oltre. Il povero Resse], senza mezzi, avversato dalle amorfia governative mori povero, senza trarre profitto dal suo
lampo Inventivo.
Ubi voluto con un po' di particolari, accennare all'applicazione dell'elica alle navi, perchè 6 nn po' gloria italiana ; Italiano ili maro sul quale l'elica fece le prime prove, italiano il capitalo col quale l'inventore potò eseguirle.