Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; PROTESTANTESIMO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; METO
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1954
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Umberto Marcelli
ci riuscì, nemmeno dipingendo l'Austria come il baluardo del papismo in Italia. Però ebbe spesso da quel partito aiuti assai notevoli, in momenti spesso assai difficili; sarebbe di grande interesse poter delincare con una certa ampiezza i rapporti tra la politica cavouriana e il partito evangelico dal 1853 al 1861. La ristrettezza che necessariamente deve avere questa comunicazione ci consiglia a non guastare con sommari accenni un argomento tanto interessante. Ci limiteremo a ricordare qualche episodio, per far intrawedere come tutta Interpretazione tradizionale della politica estera cavouriana possa uscire in parte modificata e in parte completata tenendo presente l'influenza esercitata a suo vantaggio, quasi sempre, dal partito metodista. Ricorderemo così che nel 1855 Shaftesbury rifiutò la offerta di un portafoglio da parte del Palmerston, negandogli così l'appoggio del suo partito, perchè la politica di quello non aveva ancora preso una direzione nettamente anti-austriaca, a vantaggio del Piemonte: era in corso la vertenza sardotoscana per la nomina di Antonio Casati come addetto alla Legazione sarda a Firenze, e fervevano le difficili trattative per l'ammissione della Sardegna al Congresso che avrebbe dovuto ristabilire la pace dopo la guerra di Crimea. Ognuno comprende quante sfumature si potrebbero modificare o introdurre al quadro delle vicende politiche e diplomatiche di questo importante periodo, seguendo l'azione combinata del Cavour, di Emanuele d'Azeglio e di Shaftesbury. Dopo l'ultimatum austriaco a Pietroburgo alla fine del 1855, che parve fare dell'Austria l'arbitra della politica europea, fu ancora a Shaftesbury che il Cavour si rivolse, mediante il solito Emanuele d'Azeglio, per ottenere che la diplomazia britannica agisse contro le pericolose conseguenze di tale mossa austriaca. Nella presentazione al pubblico inglese della questione italiana come questione religiosa, cioè come lotta per la liberazione dell'Italia dall'influenza del Papato (dalpapismo come dicevano gli Inglesi), c'era il pericolo di polarizzare l'opinione pubblica e quindi la politica di Londra, sullo Stato Pontificio. Nulla sarebbe stato pia gradito agli Inglesi di quel tempo dell'assottigliamento o della scomparsa del potere temporale. Ciò portava ad un irrigidimento della politica inglese riguardo il problema italiano, poiché per essa, si riduceva al problema della eliminazione della sovranità pontificia, e quindi mal volentieri prendeva in considerazione il mutamento dello Sta tu quo delle altre provincie della penisola. Così al Congresso di Parigi gli sforzi del Cavour per ottenere i Ducati di Parma o di Modena furono frustrati dalla diplomazia londinese, anche perchè non si trattava di terre pontificie:a) è innegabile, in questo atteggiamento della diplomazia ufficiale inglese* una specie di vendetta sul Cavour e su Emanuele d'Azeglio pei loro intrighi con Shaftesbury e U partito evangelico, intrighi considerali intromissioni per niente legittime nella politica interna ed estera del Regno Unito. Al congresso di Parigi il Cavour sentì la necessità di non toccare il Papa e i suoi Stati, perchè sapeva ohe in tal caso avrebbe avuto contro Napoleone III: 1 a malizia del Clarendon consistette in quel momento nel farsi portavoce degli antipapisti del suo paese, per fax fallire, come era nei suoi voti, la poti
li HOUDER, cifcf, p. 502; Cavour a VInghilterra, eh;., I, prof.
V Cavour a Rattaz/J, 23 fcbhruin 1856, in Cavour e VInghilterra, oit., p, 201.