Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; PROTESTANTESIMO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; METO
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1954
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Umberto Marcelli
posizione in questa particolare politica, pur ricalcando come altre volte per una specie di fatalità le orme del Mazzini, se ne differenzia nei fini ultimi. Mazzini sì, era disposto a precedere i metodisti inglesi nella lotta a fondo per la eliminazione del cattolicesimo e del papato, organismi nel suo pensiero ormai sopravvissuti a se stessi, sostanzialmente morti nel secolo XIX. H Cavour, invece, come già abbiamo accennato in principio, dopo una lunga e faticosa evoluzione del suo pensiero, aveva trovato la sua pace religiosa nel cattolicesimo liberale. Esulava, poi, dal suo temperamento considerare la millenaria istituzione della Chiesa cattolica, così viva e attiva anche ai suoi tempi, come un organismo sorpassato, da seppellire per il bene dell'Italia e dell'umanità. Proprio il cattolicesimo liberale, proprio le suggestioni che a lui erano venute, fra gli altri, dal Balbo, dal Rosmini, dal Gioberti contribuivano a fargli prendere una posizione più realistica e più intimamente in armonia con la tradizione italiana, che è stata ed è soprattutto cattolica. Per questo fra lui e Shaftesbury ci fu sempre un sotterraneo gioco per strapparsi concessioni sempre maggiori, ognuno nel proprio reciproco interesse. Cosi per Shaftesbury più contavano le concessioni pertinenti la libertà di culto che gli ideali di imita d'Italia, da lui considerati e proclamati fino al 1859 quali sogni irrealizzabili, anzi che era bene non si realizzassero; *) mentre per Cavour, come era naturale, assai più contavano le conquiste proprio nella direzione dell'indipendenza italiana, se non proprio dell'unità, a seconda che si pensi a prima o a dopo il 1859. Lo spettro del papismo lo suscitava ai fini del progresso politico dell'Italia, tenendo in poco conto, almeno per allora, gli ideali più propriamente religiosi degli evangelici. Aveva compreso che il problema italiano poteva essere sentito dagli anglo-sassoni non come problema nazionale e politico, ma come problema religioso, e per questo fingeva quasi di essere l'assertore di una nuova religione per risolvere intanto problemi diremo tattici di politica interna ed estera. Insomma, giova ripeterlo, non accettava il fine ultimo dei metodisti, che era la distruzione del cattolicesimo; come a loro volta i metodisti non accettavano il fine ultimo della politica cavouriana, che poteva essere l'unità d'Italia. Lo sconvolgimento dell'equilibrio europeo così ben stabilito dal 1815 in poi a vantaggio dell'Inghilterra, non poteva essere negli scopi dei metodisti, nemmeno se questo sconvolgimento fosse andato a danno del papato e a vantaggio dell'Italia. Il Cavour ben lo comprese, e comprese che, come abbiamo ormai più volte detto, il problema italiano poteva ottenere aiuti per la sua soluzione in Inghilterra, soltanto se fosse apparso problema religioso, e agì in consequenza. Così possiamo tracciare una linea di precisa distinzione tra il mondo anglosassone ed il mondo francese ed europeo nell'intendere il problema italiano e nel farlo assurgere a problema internazionale: soltanto per la Francia esso poteva diventare, come divenne, problema di equilibrio europeo, anzi per lo stabilimento di un nuovo equilibrio europeo, più favorevole alla Francia stessa. Ma ci conviene ritornare a quanto dicevamo più sopra a proposito della formula giuridica che secondo il Rullìni ed altri scrittori il Cavour trasportò da Ginevra a Torino. Dicevamo che il Cavour non la ritenne una for-
0 E. D'Azeglio a Cavour, 9 marzo 1856, voi. r.U pp. 287-289, iutcresanate per comr prendere la mentalità di Shoftesbary.