Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA ; PROTESTANTESIMO ; CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; METO
anno <1954>   pagina <435>
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Cavour e i metodisti inglesi 435
mula di contenuto esclusivamente giuridico ed opportunistico. Quanto ormai sappiamo, attraverso pubblicazioni di documenti e carteggi, ci permette, sulle orme dei migliori scrittori, di parlare di una religiosità del Cavour sen­tita e moderna. Per quanto non gli mancasse la preparazione necessaria ad intendere la cultura del suo tempo, questi concesse valore alle forme della cultura soltanto quando la stessa dura realtà nella quale viveva e combat­teva gli faceva sentire l'esigenza, proprio per la soluzione dei problemi pra­tici che via via si poneva, di qualcosa che fosse superiore alla realtà stessa, che riuscisse ad innalzare la realtà stessa sul piano della cultura e della mo­ralità. Questo perchè egli si proponeva problemi cosiddetti pratici, ma nel perseguirne la soluzione finiva col convincersi che erano problemi spirituali. Così noi dobbiamo fare attenzione al supremo momento in cui il Cavour parlò da Torino non più quale capo politico del piccolo stato piemontese, ma dell'Italia ormai unita; così dobbiamo fare attenzione al momento in cui non ebbe più ad avversari, per la questione religiosa, i vescovi piemontesi, ma lo stesso vescovo di Roma e la questione religiosa gli si trasfigurò nella questione romana. Fu allora, come tutti sanno, che dal suo spirito agitato usci la formula famosa Libera Chiesa in Libero Stato, ma non tutti hanno posto attenzione alle conseguenze che derivano per lo storico dal fatto che quella formala era offerta al Papa stesso. Se dobbiamo accettare, come non è forse possibile fare altrimenti, che quella formula nella sua sostanza è nata nel nord America, fra i calvinisti, e pervenne al Cavour dopo avere attraver­sato l'Atlantico, ed essersi radicata in Inghilterra e a Ginevra col Réveil, dobbiamo concludere, portando alle ultime conseguenze le conclusioni del Ruifini, che il Cavour offrì alla Chiesa cattolica nella persona stessa del Papa la formula, frutto di ambienti da essa Chiesa così diversi. Se ben leggiamo i carteggi fondamentali sulla questione romana vediamo che l'offerta da parte del Cavour alla Chiesa romana della libertà da ogni inveterata ingerenza statale fu presentata in uno spirito di religiosità ardente, non in uno spirito di opportunismo giuridico o politico. Cavour scrisse di rinascita del sen­timento cristiano, come effetto del regime di libertà predisposto per la Chiesa, e quindi di progresso civile dell'umanità come effetto di questa nuova accen­sione dello spirito religioso in Italia. E senza dubbio vero che in lui fermentò il pensiero dei cattolici liberali; però i<< marniera del Réveil, cui spesso e volentieri irride dirigendo loro ironie e sarcasmi nei suoi carteggi, erano ben vendicati, poiché proprio lui presentava in offerta ai piedi del più alto e vene­rato trono della Cristianità la formula ideale, per cui tanto avevano com­battuto e combattevano. Raggiunta nelle sue grandi linee l'unità politica dell'Italia, per perfezionarla nei suoi termini territoriali e spirituali, il Ca­vour sentì necessario ricorrere ad un altissimo ideale religioso, ma era ormai alia fine della sua giornata terrena.
UMBERTO MARCELI,!