Rassegna storica del Risorgimento
KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno
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1954
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pagina
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436
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IL BARONE RICASOLI E LA QUESTIONE UNGHERESE
Alenili giorni dopo la formazione del primo gabinetto Ricasoli, Ludovico Kossuth già presidente dello Stato Ungherese nel 1849* si rivolse a L. C. Farini, pregandolo di voler richiamare l'attenzione del successore di Cavour su quelle trattative segrete che conducevano agli accordi conclusi nel settembre 1860. Fu cosi che il 5 luglio 1861 il Kossuth ricevette il seguente biglietto: Monsieur, Le present Vous sera remis par Mr. le Chev. Celestino Bianchì qu'a été mon Secrétaire General pendant que je me trouvais à la Prèsi' dence du Gouvernement de Toscane. Sa personne mèrito votre entière conjiance. Votre dévoué Ricasoli. (L'autografo vergato su carta intestata al Senato del Regno si conserva nell'Archivio Centrale di Budapest, tra le carte del lascito di Kossuth, n. 3339, inedito).
Parlando del suo primo incontro con il fiero barone il Kossuth (Ira taim as emigràciòbòl Bp, 1895, voi. Ili p. 316) riferisce la seguente dichiarazione del Ricasoli: La politica del suo predecessore va considerata come un sacro retaggio e quindi anche la convenzione stipulata con Cavour va confermata con tutte le conseguenze che ne. derivano, se la nazione Ungherese non transigerà con l'Asburgo.
Ludovico Kossuth, venuto a stabilirsi in Italia, dopo aver trascorso nove anni in Inghilterra, nel maggio 1861, ebbe reiterati colloqui con Camillo Cavour. Sulla sua scrivania erano distesi i giornali francesi con il resoconto delle sedute della Dieta di Pest. Afferrando con forza ambedue le mie mani narra il Kossuthil Conte di Cavour mi disse che da oggi a un anno Venezia sarà nostra e l'Ungheria libera. Aggiungeva il Cavour che Napoleone IH come di solito, finirà col rassegnarsi ai fatti compiuti (Ivi, HI, 610). Dopo l'improvvisa morte di Camillo Cavour, il Kossuth costernato e profondamente afflitto così si esprimeva in una lettera al Generale Giorgio Klapka.: A Lei non devo dire quale strazio mi tormenta per la morte di Cavour. Noi due ben possiamo affermare e conte pairiotti e come uomini, che nulli Jlebitior quarti ndhi (Inedito, n. 3304 ncW Ardi, di Budapest 12 giugno 1861). Scrivendo poi al Cerruti, cosi lo rammenta: Le Fondatelo- de l'Italie et l'esporr de la Hongrie, dont je ne cesserai jamais de déplorer la pesete (Genova, 19 settembre 1861, Arch. Bp. fondo Kossuth, n, 3451, inedito). I giornali italiani riportavano l'atto ufficiale del parlamento di Budapest, con cui si esprimeva il latto della Nazione Magiara. Ludovico Kossuth nelle sue Memorie afferma che se il Cavour non fosse morto innanzi tempo, il Veneto sarebbe stato liberato già nel 1862 in concomitanza di una insurrezione in Ungheria la quale ora sarebbe uno Stato indipendente. Tuttavia egli con ciò non intendeva muovere rimproveri contro nessuno, anzi, riconosceva solennemente òhe l'emancipazione dal regime assolutistico piombato sull'Ungheria con lare? pressione austriaca dopo il 1849, è dovuta in gran parte al fermo e solidale contegno dei protagonisti del Risorgimento Italiano (L. K. Souvenir et ecrils de mon exil, Parigi, 1880).
Infatti il barone Ricasoli su istanza dì Kossuth, acconsentì a prorogare la missione di Marcello Cerruti, il quale sin dal novembre 1860 con il