Rassegna storica del Risorgimento
KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno
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1954
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437
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7/ barone RicasoU e la questione ungherese 437
pretesto dì mi trattato commerciale con la Persia, si trovò nel Levante e in stretto contatto con gli ungheresi dirigeva l'attività dei consoli italiani nei Paesi balcanici.
Scrivendo al Cerniti, Ludovico Kossuth riconobbe che le promesse fattegli dal Ricasoli, nonostante le proteste sollevate da parte di certe potenze, venivano nobilmente mantenute con quella fermezza e coerenza cbe sono proprie al di lui austero carattere (L. K., pp. cit., V., 79 Genova, 19 settembre 1861). Altrove, tornando a parlare dei suoi successivi incontri con il barone Ricasoli, Ludovico Kossuth racconta il seguente episodio. Mentre si svolgevano le discussioni al Parlamento ungherese, il partito intransigente cbe non voleva cedere neppure in una questione procedurale, spedì al Kossuth un telegramma via Ginevra, il quale giunse a Torino di notte, quando l'umcio postale era già chiuso; ma per intervento personale del Ricasoli, il dispaccio di risposta fu fatto partire immediatamente (IH, 632). Più tardi egli incontrò delle difficoltà in alcuni ministeri. L'indomani il Ricasoli mandò a dirmi di venire da lui e rincontro racconta il Kossuth si svolgeva in un'atmosfera di squisita gentilezza; egli mi rivelò tra l'altro anche i suoi piani atti a risolvere i problemi sorti nelle provincie meridionali. In una lettera confidenziale al suo intimo amico Niccolò Nemeskèri Kiss (cognato di Thouvenel, ministro francese degli esteri) il Kossuth confessa d'aver sempre trovato particolare benevolenza presso il Ricasoli. D'altronde il Re Vittorio Emanuele II, per mezzo di un uomo fidato, fece sapere al Kossutb poco dopo la scomparsa di Cavour, che senza il consenso del Sovrano, la politica cavouriana non avrebbe potuto essere abbandonata. Durante i primi coir loqui svolti a Torino, diceva il Kossutb al Generale Klapka il 12 giugno 1861 ebbi rimpressione che gli eredi della politica di Cavour., perfettamente consapevoli deWincolmabile lacuna e in cerca di appoggi, attribuiscono maggior peso al nostro parere appunto perchè quei piani erano stati stabiliti d'accordo con il conte di Cavour. Mentre prima non si preoccupavano dei dettagli della questione magiara, pensando che il Cavour comunque avrebbe fatto da solo quello che gli sarebbe sembrato opportuno combinare con gli Ungheresi, invece adesso incombe a loro vagliare Veffettivo valore del nostro eventuale apporto.
Già nel primo colloquio con Kossutb, il barone Ricasoli dichiarò di aver accettato anche il progetto di una spedizione sulla costa adriatica, da attuare in un momento propizio. Tuttavia, voleva precisare con franchezza che l'Italia aveva bisogno prima di tutto di raccogliere le proprie forze. Ad ogni modo la Legione Ungherese in Italia sarà conservata, anzi sviluppata, ma con certe cautele per evitare i sospetti dell'Austria. Risulta dai documenti inediti allegati al resoconto consuntivo della Missone Cerniti cbe durante i nove mesi del Ministero Ricasoli, somme cospicue furono stanziate per le spese inerenti al trasporto di gruppi di volontari ungheresi, provenienti dalla Transilvania, e riparati in Turchia per raggiungere poi la Legione Ungherese a Napoli, a Nola, a Nocera.
Per valutare con serenità il cauto atteggiamento del Ricasoli di fronte al problema magiaro occorre tener presente il fatto che specialmente dopo lo scandalo delle armi e munizioni spedite clandestinamente e sequestrate alle foci del Danubio, lo stesso Cavour aveva usato questa espressione: Ajourner ponr le moment, in una sua lettera recata al principe Girolamo Bonaparte da Stefano Turr, il quale, secondo il Cavour, appartieni au partis