Rassegna storica del Risorgimento

KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno <1954>   pagina <439>
immagine non disponibile

// barone Ricasoli e la questione ungherese 439
H Ricasoli fece presente al Kossuth d'aver egli rinvenuto alcune lettere del Klapka dirette al Cavour, nelle quali il generale ungherese dava immi­nente una insurrezione in Ungheria. Pure all'insaputa di Kossuth, Giorgio Klapka il 27 maggio 1861 indirizzò da Parigi un messaggio ai patriotti in Ungheria invitandoli a prendere le armi poiché la resistenza passiva, buona per indebolire le forze interne dell'avversario, non era valida a scacciarlo da sola. Ludovico Kossuth in una dichiarazione fatta il 23 giugno 1861 rimproverò al Gen. Klapka d'aver incitato alla rivolta i magiari, soli, isolati e senza mezzi, adducendo l'esempio delle Cinque Giornate di Milano, in una situazione europea assai diversa. Già nel marzo 1861, Ludovico Kossuth, esortando i capi del movimento di resistenza a non mollare e ad agire con pru­denza, spiegò loro che i Siciliani nel 1860, erano già insorti quando Garibaldi sbarcò recando soccorso, ma adesso resta da vedere che Garibaldi si sarebbe messo in perfetto accordo con il Re e con il Governo.
L'interdipendenza della questione veneta con la situazione in Ungheria è stato oggetto di un colloquio svolto ai primi di luglio 1861 fra il conte Francesco Arese ed il Ministro Francese degli esteri Thouvenel, riferito al Barone Ricasoli nei seguenti termini: D'ailleurs seriezvous prèts, le cas échéant à attaquer la Venitìe... Vous seuls avec les Hongrois?..: Il ne faut pas risquer ce que vous avez obtenu. Ayez patience, attendez des occasiona di­ceva il Thouvenel et continuez à exercer votre injluence que les Hongrois ne fassent pas d'imprudence. Ih n'ont pas d'armes, ils seraient écrasés. H giorno seguente l'Arese fu ricevuto da Napoleone III a Fontainebleau. Venendo all'Ungheria scriveva Francesco Arese al barone Ricasoli egli mi disse che secondo notizie da Vienna gli facevano imminente lo scoppio di una insurrezione; che questo era appunto, nei voti del governo Austriaco il quale con 40 mila uomini che ha in Ungheria avrebbe schiacciato i ribelli (ROMUALDO BONFADINI, Vita di Francesco Arese, Torino, 1894, p. 279).
Dopo la morte di Cavour il Re talvolta prese direttamente l'iniziativa, così fece anche nelle pratiche relative agli Ungheresi. Le preoccupazioni del Ricasoli per un immaturo scoppio di complicazioni l'indussero ad indirizzare le seguenti righe al Marchese Emanuele D'Azeglio: Il generale Solari si reca in Inghilterra. Il Re ha creduto di incaricarlo di presentarsi a Lord Palmerston, a Lord Russell, e tenere ragionamento intorno le cose d'Ungheria .... L'Italia è interessata spiegava il Ricasoli a che non si promuova un conflitto... Quel fatto avrebbe una eco profonda Il popolo italiano sarebbe oltremodo com­mosso. Noi non abbiamo ancora l'esercito per poter usufruire di quel conflitto, come lo potremmo fare nella primavera prossima. Gli Ungheresi stessi sono de­boli perchè privi d'armi... (19 luglio 1861, Lettere e Documenti del barone Bettino Ricasoli, per cura di MARCO TABARBINI e AURELIO GOTTI, Firenze, 1898, voi. VI, p. 69). Scoppiate le ostilità al Danubio diceva al Ricasoli Diomede Pantaleoni l'eccitamento sarebbe grandissimo in Italia, il partito capitanato da Garibaldi griderebbe alla guerra la gioventù lo seguirebbe e noi ci troveremmo in una guerra con una potenza almeno del doppio pih forte di noi {ivi, VI. 224).
Per indagare i motivi del contegno del Ricasoli nella questione unghc rese conviene prendere in considerazione anche il fatto ohe già nei calcoli del Conte di Cavour era stata scontata, oltre la cooperazione del Principe Couza, anche la benevola neutralità del Saltano Abd-ul-Medjid. Infatti sin dal