Rassegna storica del Risorgimento

KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno <1954>   pagina <440>
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440 Stufano Màrhus
1849 il Governo Turco aveva risolutamente respinto tutte le protèste del­l'Austria contro la eccessiva tolleranza della Porta Ottomana nei confronti dei fuorusciti ungheresi i quali del resto nella guerra di Crimea accorrevano a combattere contro le truppe dello Zar. Morto il Sultano Medjid il 25 giugno 1861 gli succedette il fratello Abd-ulAziz. Acuto osservatore com'era Mar­cello Cerniti intuì subito il nuovo indirizzo e cosi ne riferì al Ministro Rica-soli: Qui Yinfluenza inglese va crescendo ogni giorno e Sir Henry Buhver ha immenso ascendente sulYanimo del nuovo Sultano (Costantinopoli 7 agosto 1861 inedito neir4rc/r. Stor. Min. Esteri, Roma, riservata n. 891-61 Gab.). Non molto tempo dopo l'ambasciatore britannico ritenne che l'Impero Asburgico non dovesse essere disturbato dalla parte Orientale poiché essa avrebbe servito da ostacolo ad una eventuale espansione russa, e pei* ciò fece caricare e rispedire a Genova le famose casse di munizioni destinate agli ungheresi (ved. LUIGI CHI ALA, Politica Segreta di Napoleone III e di Cavour in Italia e in Ungheria, 185861, Torino, 1895. Episodi diplomatici del Risorg. Italiano dal 1856 al 1863, estratti dalle carte del gen. Giacomo Du­rando, compilati da CESARE DURANDO, Torino, 1901).
Un altro sfavorevole cambiamento, il quale non poteva non avere riper­cussioni sulla politica ungherese di qualsiasi governo italiano, si è verificato con il voltafaccia del Principe Conica, il quale ai tempi di Cavour aveva pro­messo tutto al generale Klapka, ma in seguito, dopo aver visto che i consolati francesi nei Paesi balcanici ignoravano i suggerimenti personali di Girolamo Bonapartc, si ricredette in un modo, sempre più. palese. Marcello Cernili in un dispaccio finora inedito cosi ne scriveva al Barone Ricasoli: Quanto al Principe Couza, essendo preoccupato esclusivamente del suo progetto di procla­mare Yunione definitiva dei due principali, se non Yottiene al più presto dal Governo Ottomano senza restrizioni, non parrebbe disposto a prestarci alcun appoggio, né mostri interessi con la Ungheria che alle condizioni già espresse e direi quasi impossibili, che gli si diano prove ufficiali delYannuenza delYlrn-peratore Napoleone e gli si garentiscano vantaggi eventuali in territorio {ivi), il Barone Ricasoli enumerando i punti deboli dell'Impresa veneto-unghe­rese, invano diceva a Costantino Nigra: Importa che tra Ungheri, Transilvani e Croati si intendano per il maggior bene comune, questo è parte capitale. La chiaroveggenza del Ricasoli è attestata dal fatto che ai tempi del Governo Rattazzi il progetto di una Confederazione danubiana doveva fallire clamoro­samente. Tuttavia nell'agosto 1861 in un editoriale apparso su un giornale torinese si era del parere che con le larghe autonomie prospettate da Francesco Deàk, capo dei moderati, si giungerebbe ad una concordia tra le minoranze etniche, le quali avrebbero imparata la dura lezione del 1849 (12 Diritto, A. Vili, n. 226). Dall'altro canto Stefano Turr continuava ad agitare l'idea federativa allora piuttosto utopistica in una lettera aperta, indirizzata nel novembre 1861 agli Ungheresi residenti in Romania, riprodotta sulla stampa italiana: A voi incombe il dovere di rettificare i malintesi; né bisogna retrocedere se talvolta i più ainceri sforzi riescono vani. Nel giorno della vittoria metteremo le fondamenta ai confederati stati danubiani, dove le aspirazioni di tutte le nazionalità saranno ugualmente soddisfatte {Ivi, N. 313). Invece Bettino Rica-soli, fedele alla sua natura: Non so stare nelle illusioni perchè tendo troppo al positivo (A. GOTTI, Vita del b. R., p. 458), additò il fatto che il maggiore ostacolo di un'azione verso il Danubio consisteva nell'insanabile discordia