Rassegna storica del Risorgimento

KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno <1954>   pagina <442>
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442 Stefano Màrkus
personalmente; pertanto dette autorizzazioni a Daniele Iràuyi affinchè questi sentito il parere di Turr, presontassc un memoriale al Presidente del Consiglio italiano a nome del Comitato Ungherese. Si lagnava particolarmente per l'eventuale scioglimento del deposito degli Ufficiali Ungheresi nella città di Acqui (9 ottobre 1861, Ardi. Bp. n. 3477, inedito). Alcuni giorni dopo Daniele Iranyi fece sapere al Kossuth che il gen. Klapka non era andato ad Acqui poiché questi in quel mentre era stato chiamato da Urbano Ratta/zi, al quale il conte Gregorio Bethlen giunto da Parigi recò la conferma della notizia che a causa della crescente influenza del partito orleanista, Napo­leone III era disposto a non cedere nella questione romana (inedito, Arch. Bp., Fondo Kossuth). Dopo tali antefatti Ludovico Kossuth si decise di indi­rizzare al Farmi le seguenti parole: Les ujfalres ne marchent point... Vexistence de la legion hongroise est presque la seule chose qui somierit en Hongrie la foi dans la cause (inedita, n. 3490, Arch. Bp., 22 ottobre 1861). Inoltre si rivol­geva all'opinione pubblica per mezzo della stampa. Il 23 ottobre 1861 il Diritto, giornale torinese, recò la traduzione italiana di un articolo di Kos­suth apparso sulle colonne del Glasgow Herald e del Sun, in cui viene affer­mato che se dalle forze del nemico si sottraggono 15 milioni di ungheresi, ne risulterà una differenza che peserà sulle probabilità dell'esito finale della lotta. L'Ungheria non può aspettare a lungo. L'Italia non dovrebbe lasciare all'Austria tempo di trascinare l'Ungheria nel tranello di un compromesso (A. Vili, n. 292). L'indomani il quotidiano L'Opinione pubblicò la seguente risposta, evidentemente suggerita dal Ministro Ricasoli: Il sig. Kossuth deve essere persuaso che in Italia non vanno disconosciuti i vantaggi che recarci potrebbe il concorso dell'Ungheria contro l'Austria, ma come è stato ammesso dallo stesso Kossuth, l'Ungheria non minori vantaggi ritrae dal' Vattitudine dell'Italia; comprendiamo l'impazienza, ma le insurrezioni non si prescrivono a giorno ed ora fissa. L'articolo termina con queste parole: Questa politica prudente è imposta dalle presenti nostre condizioni; se la nazione magiara è deliberata a respingere qualsiasi transazione, può ben fare assegna" mento alVItalia.
In tal modo veniva sollevata una vivace polemica, nella quale la Gaz­zetta del Popolo, il Lombardo e parecchi altri giornali, si dichiararono favo­revoli alla tesi di Kossuth. Il 27 ottobre 1861 Daniel Iranyi indirizzò ima lunga lettera al direttore del giornale governativo l'Opinione, integralmente ristampata anche sulle colonne del quotidiano II Diritto (Torino, 29 ottobre 1861, a. VHI, n. 298). Sarebbe vano negare dice l'Irànyi in Ungheria vi è un partito il quale alle incertezze di una guerra e di una rivoluzione prefinirebbe una transazione con l'Austria, tuttavia la grande maggioranza del popolo aspira alla indipendenza assolata del Paese. Stanche le masse di aspettare, sin dal 1859, è da temere die non finiscano col porgere ascolto ai con-sigli dei moderali e termina affermando l'opportunità di tenere in maggior conto l'apporto degli elementi volontari (cfr.: GIOVANNI KOS A, D. Iranyi, in Corvina, 1943). La soddisfazione di aver trovata una così completa ed inaspet­tata conferma, alle nostre idee, ci fa andar lieti della lettera di Kossuth: con queste parole del redattore del giornale 11 Diritto, venne chiuso il dibattito sulla questione ungherese; sono i consigli di un uomo che lo stesso partito moderato ha tenuto in conto d'ingegno pratico, di un uomo dio poco tempo addietro insegnava la prudenza e la pazienza (n. 293).