Rassegna storica del Risorgimento
KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno
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1954
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pagina
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443
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Il barone RicasoU e la questione ungherese 443
Tra le numerose adesioni pervenute in quei giorni al Kossuth è notevole quella intonata allo schietto stile mazziniano del Dr. Giuseppe Giacomo Alvisi, direttore del giornale La Venezia, pubblicato a Firenze: La ai lei lettera ai giornali italiani, il cui concetto corrisponde con quello che feci sempre emergere in tutti i miei scritti, mi suggeriva alcune considerazioni sul modo di attivare razione di solidarietà di entrambi i popoli. Per confermare il di lei logico e giusto opinato, che la questione veneta deve risolversi molto meglio sul Danubio che sul Po,,, io volli studiare- sopra quale località fosse possi' bile l'organizzare un nucleo di volontari ungheresi ed italiani.., (inedito, nel-VArch. BisoTg,, Roma, n. 48, 11, 2, Firenze, 31 ottobre 1861). Nel contempo a Genova, nell'adunanza tenuta il 22 ottobre 1861 dall'Associazione Unitaria Italiana, è stato discusso e votato a quasi unanimità un appello rivolto alle Associazioni Liberali Italiane, in cui, alludendo al volontarismo, venivano accentuate queste parole: incoraggiare l'Ungheria ed affrancare Venezia, (l'indirizzo porta la firma di Agostino Bertani e di Federico Campanella; l'opuscolo, stampato nel 1861 a Genova nello stabilimento tipografico di Lodovico Lavagnino, è allegato ad un rapporto confidenziale conservato nell'archivio di Stato di Genova, pratiche riservate, n. 192).
Il ministro Rieasoli, pur mirando sempre a Roma, non tralasciò occasione per sondare le possibilità anche per la soluzione della questione veneta. Il generale Giorgio Klapka, latore di un biglietto del Rieasoli, si recò a Parigi, dove il principe Girolamo Buonaparte gli fece la seguente dichiarazione: Le Baron Rieasoli a complètement raison le noeud de la question est à Rome. Confessava però che i consiglieri di Napoleone IH e particolarmente l'imperatrice Eugenia esercitavano pressioni in senso proibitivo. Allora il Klapka accennò all'eventualità di cominciare con Venezia. La fiducia del principe Napoleone riferisce il Klapka al Rieasoli non è estrema in questa faccenda, le cas excepté, ou il nous serait possible d'enbranler le moral de l'armée autrichienne par la défection des régiments hongrois (Ginevra, 1 novembre 1861, T. G., VI N. 221).
Verso la fine del '61 il ministro Rieasoli impartisce una dettagliata istruzione a Marcello Cerniti, ambasciatore a Costantinopoli. In possesso di informazioni raccolte da diverse fonti, Bettino Rieasoli, presidente del consiglio e ministro degli esteri ribadisce in termini recisi che l'Italia deve aspettare il giorno in cui avrà un esercito regolare... Che farebbe FItalia fomentando la diserzione in Ungheria? Non dico ciò per timore. Se gli avvenimenti vorranno che Vltalia giuochi la sua ultima carta prossimamente, non me ne spaventerei per questo.
Bettino Rieasoli, personalmente convinto anch'egli della giustezza della causa magiara, delPopportuniià di una comune azione e pervaso di sentimenti di solidarietà, esclama: Io amo e l'Italia e l'Ungheria e voglio veramente il fine per il bene dell'una e dell'altra. Ove l'Ungheria creda di non dover transigere con l'Austria, e questa volontà prorompesse con moto vigoroso, l'Italia non starebbe un istante per assaltare l'Austria nella Venezia. Il nostro Re monterebbe a cavallo, si porrebbe alla testa degli eserciti, farebbe appello a tutte le forze vitali e generose della nazione italiana, e Vora fatale sarebbe sonata per le due nazioni contro il nemico comune (ivi, VI, 257, Torino, 28 dicembre 1861). Insomma, sul finire del 1861, tutto fu ridotto ad una questione di precedenza: ehi deve sparare per primo? Mentre gli italiani aspettavano