Rassegna storica del Risorgimento
KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno
<
1954
>
pagina
<
444
>
444 Stefano Morbus
che gli ungheresi si muovessero osserva Carlo Massei perchè questa guerra interna avrebbe richiamato colà una gran parte delle forse dell'Austria, gli Ungheresi, dal canto loro aspettavano che U Re d'Italia si muovesse al riscatto della Venezia, il che faceva sì che Vuna parte guardasse all'altra senza fare un passo decisivo {VItalia e la politica di Napoleone III, Livorno, 1863, p. 450).
Ai primi del 1862 speranze e delusioni continuavano ad alternarsi sullo scacchiere diplomatico. Emanuele d'Azeglio si recò a Richmond per conferire con il ministro degli esteri britannico. Parlai di tentazioni e parlai di movi" menti in Ungheria riferisce poi al Ricasoli dandoci consigli di prudenza. Lord Russell mi disse come anche da Parigi Lord Cowley scriveva che Thouvenel gli diceva esser l'imperatore avverso al nostro muover guerra per la Venezia (T. G., VI, 270). Ricasoli, nella lettera seguente al Ministro d'Italia a Londra persiste nei suoi fermi propositi, cioè ordine e calma all'interno, Roma, armamento, intanto aspettare l'opportunità per recuperare Venezia. Seguirebbe diversa via soltanto nel caso di una forte insurrezione, poiché allora non si potrebbe lasciare che V Ungheria e gli altri popoli che vogliono rivendicare la libertà e l'indipendenza restino schiacciati dalle armi austrìache, perchè poi queste medesime ritorcano contro di noi. L'Austria secondo il Ricasoli potrebbe evitare il perìcolo di una conflagrazione concedendo agli ungheresi i diritti che reclamano e che sono una giustizia ed accettando per la cessione del Veneto una somma di riscatto o meglio un compenso di territorio sui Balcani (forse la Bosnia) (17 gennaio 1861, T. G., V, 306). Alcuni giorni dopo Emanuele d'Azeglio fa sapere al Ricasoli che il governo di Londra ritiene augurabile il ricupero della Venezia, ma non potrebbe ammettere che VAu-stria si impoverisca con la perdita dell'Ungheria. Secondo Lord Palmerston l'Austria portata a compimento la questione Ungherese sarebbe più disposta a considerare la cessione della Venezia. Emanuele d'Azeglio ribattè a Palmerston che anzi, proprio al contrario: l'Austria cerca di liberarsi delle due questioni d'Ungheria e di Venezia separandole e dando una batosta prima all*una e poi all'altra (26 gennaio 1861, T. G., V, 326-330).
L'atteggiamento troppo irrigidito del Ricasoli che determinò la caduta del suo governo avvenuta il 28 febbraio 1862 già da tempo non piacque ai Re. Scrìvendo all'ambasciatore a Parigi, Costantino Nigra, Bettino Ricasoli si lagnava di taluni ambiziosi che imprestano un'idea che però la generalità dèlta nazione non partecipa', pertanto sperava ebe Napoleone IH avrebbe messo in guardia il Re da simili consigli e conclude dicendo ebe la causa degli ungheresi e dei polacchi non può non essere a tutti simpatica, ma ben anche nell'interesse loro conviene non sia precipitata (T. G., VII, 353). Altrove si lamenta non soltanto degli intrighi di Urbano Raltazzi, bensì della stessa politica personale del Re. Allorquando il Presidente della Camera Urbano Rattazzi ebbe festose accoglienze in Francia, Costantino Nigra faceva sapere al Ricasoli che proprio allora anche il generale Stefano Turr si trovava a Parigi. Nel suo dispaccio seguente il Nigra riferisce al Ricasoli che il Generalo Klapka che fu qui in questi ultimi giorni, mi disse esplicitamente che VUngheria non si muoverebbe che due o tre mesi dopo la dichiarazione della guerra (T. G., 1 332, 26 gennaio 1862). A questo punto è da osservare che il Kossuth non condivideva l'opinione del gen. Klapka. Infatti il Kossuth nella primavera del 1862 faceva intendere ai capi del movimento clandestino in Ungheria, che l'Italia attaccherebbe l'Austria so gli ungheresi insorgessero e riuscissero