Rassegna storica del Risorgimento

KOSSUTH LAJOS ; UNGHERIA ; RICASOLI BETTINO
anno <1954>   pagina <445>
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// barone Ricasoli e la questione ungherese 445
a mantenersi per alcune settimane. Alla fine del gennaio 1862 il Ricasoli disse al rappresentante italiano a Londra che prima di imbarcarsi in nnove complicazioni, occorreva attendere il riconoscimento della proclamazione del Regno d'Italia da parte della Russia e della Prussia ed il ritiro delle truppe francesi da Roma (25 gennaio 1862, T. G., VC, 321).
Nel febbraio 1862 Ludovico Kossuth scriveva da Genova a Nemeskéri Kiss di essere stato a Torino e di aver parlato con Bettino Ricasoli, con Ur­bano Rattazzi e con il Re Vittorio Emmanuele II. Narra il Kossuth che il barone Ricasoli anche questa volta lo trattò con cordiale franchezza, e nella previsione di un'azione comune nella primavera del 1863, lo invitò a far valere la sua influenza per frustare ogni transazione fra l'Ungheria e l'Austria. Ludovico Kossuth disse al Ricasoli: nonostante un diffuso sen­timento di stanchezza, gli Ungheresi certamente terranno duro se la Corte di Vienna persisterà nel tentativo di incorporare l'Ungheria nell'Impero. Ma vi sono fondati motivi per supporre che l'Austria, cambiando tattica intavolerebbe nuove trattative in base alle leggi del 1848, quindi per inco­raggiare gli elementi esistenti e quasi per dare un pegno, occorrerebbe incre­mentare la Legione Ungherese. Invece il Ricasoli riteneva opportuno di differire di qualche mese il relativo provvedimento, per non offrire all'Austria pretesto di provocazione. Intanto lo invitò a presentare lo stesso giorno un memoriale relativo alla promozione degli ufficiali magiari aggregati come semplici soldati lasciando però immutati i quadri esistenti della Legione. In seguito, Celestino Bianchi gli spedì una lettera in cui a nome del Ministro Ricasoli gli assicurò ancora l'appoggio del governo italiano, augurandogli che la sua saggezza riuscisse ad illuminare i suoi compatriotti perchè si tenessero pronti per l'eventualità di una stretta cooperazione.
Per quel che concerne il suo colloquio con Urbano Rattazzi, Ludovico Kossuth diceva soltanto che con Lui c'era una intesa perfetta. Passando poi a descrivere la sua udienza presso il Re il Kossuth così si esprimeva: Abbiamo cospirato insieme per due ore. Sua Maestà sembrava consapevole del pericolo di una eventuale riconciliazione austro-ungherese. Kossuth accennò al presti­gio del nome di Garibaldi in Ungheria e chiese misure preparatorie per il trasporto di uomini e di mezzi su bastimenti nell'Adriatico. Alla fine il Re galantuomo autorizzò il Kossuth a far sapere agli ungheresi di non transi­gere né precipitare; porterò o manderò loro soccorso, quando suona fora (L. K. op. di. voi. IH, p. 702-708) (Cfr. Aurelio Gotti: Vita del Barone Bettino Ricasoli, Firenze 1894, p. 431). Compulsando le carte dei contemporanei, magiari, troviamo che essi nutrivano sincera stima per il Barone Ricasoli, per la dirittura del suo carattere da puritano e condividevano l'apprezzamento contenuto nelle parole dette dal Re al Menabrea, il 22 aprile 1863 in occasione della visita a Brolio: Non c'è che dire, è un gran brav'uomo.
Caduto il Ministero Ricasoli, Ludovico Kossuth, scrivendo agli aderenti del movimento in Ungheria, rivola che la nostra posizione presso il Governo Rattazzi riebbe presso a poco il tono di intimità al quale eravamo abituati ai tempi di Cavour, con la non lieve differenza però che il Rattazzi non possiede l'eccezionale prestigio personale di Cavour, le nostre trattative si trascinano a lungo anche in faccende che il conte Cavour avrebbe sistemato tutte con una sola parola. Loda la mirabile energia data allo sviluppo della marina mili­tare che ha primaria importanza nell'impresa veneta collegata con la que-