Rassegna storica del Risorgimento

TRIVULZIO DI BELGIOIOSO CRISTINA ; PARIGI
anno <1954>   pagina <449>
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LA FORMAZIONE POLITICA DELLA BELGIOIOSO DURANTE IL SUO ESILIO A PARIGI
Tra le figure del Risorgimento italiano quella di Cristina Trivulzio di Belgioioso è senza dubbio una delle più originali, sia per l'ardente patriotti­smo che dominò l'animo della patrizia milanese, sia per la risonanza del nome avito, come per i doni della bellezza e della vivida intelligenza di cui la natura le fu prodiga, e per la ricchezza del suo patrimonio che le permise qualsiasi onerosa iniziativa intesa a promuovere ed a realizzare il suo sogno di patriotta. Ma, soprattutto, ella si distinse per la instancabile attività che la pose in prima linea come elemento di azione.
Nacque la Trivulzio in Milano, il 28 giugno del 1808, nel palazzo dei suoi avi, principi Trivulzio, antica e nobilissima famiglia che diede alla storia insigni personaggi. Il padre, marchese Girolamo, mori giovanissimo e la madre, rimasta vedova, si rimaritò ben presto col marchese Alessandro Vi­sconti d'Aragona, che per professare sentimenti di patriottismo e tendenze liberali, ritenuto dalla polizia pericoloso cospiratore, subì violenze, perse­cuzioni e carcerazioni.
La Belgioioso trascorse, quindi, i primi anni nel clima agitato della sua famiglia, ed il suo carattere ne ricevè una impronta indelebile che conservò poi per tutta la vita. Sposatasi nel 1824 al principe Emilio di Belgioioso, malgrado che i sentimenti patriottici fossero comuni alla coppia principesca, la differenza spiccata dei caratteri ne determinò la separazione, d'accordo richiesta ed effettuata. La Trivulzio lasciò subito Milano e si trasferi a Gine­vra, ove lo spionaggio austriaco ne segni strettamente i movimenti attra­verso una rete di informatori che non le davano tregua. Fu pertanto costretta da queste vessatorie persecuzioni ad abbandonare la Svizzera ed a rifugiarsi prima a Genova e successivamente a Marsiglia ed a Tolone. Intanto a Milano si imbastiva contro di lei un processo politico con la perentoria intimazione di ritornare in patria, e col sequestro del suo ingentissimo patrimonio.
Si era nel 1831 e la Belgioioso, guardandosi bene dall'obbedire alle in­giunzioni del governo austriaco, si rifugiò a Parigi ove fissò la sua dimora.
I primi tempi del suo soggiorno nella ville lumière furono molto tristi e diffìcili perchè la mancanza di mezzi finanziari, causata dal seque­stro, la costrinse ad una vita di privazioni e di stenti. Fu quindi costretta ad andare ad abitare un modestissimo alloggio, all'ultimo piano di tuia casa di povera gente alla periferia, e per tirare avanti si diede a dipingere ventagli e bicchieri che poi vendeva per pochi franchi.
Parigi, fin dai primi decenni del secolo scorso, era divenuta il centro di quelle nuove correnti di pensiero, e di quei movimenti politici e sociali che, propagatisi rapidamente per tutta l'Europa, dovevano travolgere idee, concezioni e istituzioni da secoli e secoli tanto profondamente radicate da sembrare incrollabili.
Non solo alla Camera i parlamentari francesi, tra cui furono grandi Maestri dell'arte oratoria, bandivano le nuove dottrine, ma una vera folla di scrittori e di giornalisti agitava le stesse concezioni, le stesse idee, inei*