Rassegna storica del Risorgimento

COMANDINI FEDERICO
anno <1954>   pagina <453>
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GENTE DI ROMAGNA
IL CENTENARIO DELL'ARRESTO DI FEDERICO COMANDINI 18 LUGLIO 1853-18 LUGLIO 1953
La vita di Federico Goni andini è la storia della Romagna e della rivolu­zione italiana, è tutta una dedizione all'idea di Patria ed alla coerenza poli­tica. Nato a Cesena il 18 febbraio 1815, il padre Ubaldo trasmise a lui ed a tutti i suoi tredici fratelli i propri sentimenti. Nel 1831 scoppiata la rivolu­zione a Modena, Bologna e nelle Romagna, Federico, sedicenne, si uni ai combattenti. Gli insorti comandati dal generale Sercognaui faentino, ex soldato di Napoleone, marciarono su Ancona; ad Osimo arrestarono il cardi? naie Benvenuti che trasportarono prigioniero a Ravenna.
I sanguinosi ed aspri combattimenti di Rieti e Rimini non salvarono la rivoluzione. Il Papa concesse l'amnistia e promise riforme ai suoi sud­diti. Le truppe papaline concentrate a Binimi ebbero ordine di sottomet­tere i ribelli che in meno di 1500 con tre cannoni si erano rifugiati a Cesena. I giovani, fra i quali, Federico Comandini ed i suoi fratelli, Domenico, ed Antonio, cui si erano uniti moltissimi studenti di Bologna, il 20 gennaio si scontrarono con 5000 papalini dotati di dieci cannoni d'artiglieria. L'urto con. tali forze soverchianti fu sostenuto energicamente per tre ore, pur tutta­via i giovani patrioti dovettero ritirarsi perchè minacciati alle spalle dagli austriaci partiti da Ferrara.
Ai patrioti non rimase che disperdersi. Anche Federico Comandini torno a casa e dopo essere stato ammesso alla Giovine Italia si dedicò al lavoro di oreficeria a Faenza occupandosi attivamente anche di politica.
* * *
Caduta la Repubblica Romana tornò ad imperversare la reazione e si ripresero le congiure.
A Faenza, una delle città in cui sorse il Comitato diretto da Comandini e Gaetano Carboni, corrispondeva coi Comitati di Firenze e di Roma. Nel maggio del 1853 gli arresti, mai cessati, si moltiplicarono specie in Lombar­dia, nel Veneto, nelle Marche, in Romagna.
Federico Comandini, tradito dal Bergamaschi, in quel tempo Ispettore politico in Faenza, venne nella notte del 18 luglio 1853 arrestato ed immedia­tamente condotto sotto buona scorta a Bologna dopo avergli applicato la catena al piede ed al braccio.
A Bologna il Capitano Uditore Grantsak lo sottoposo a pesanti, duris­simi interrogatori. Comandini negò tutto. Ma l'aguzzino austriaco era bene informato e di fronte al contegno fermo ed intrepido del romagnolo andò su tutte le furie; chiamò il sergente profosso cho accorse con le verghe e due
uomini.
Questa tortura, narra il Comandini, durò circa due ore perone ad ogni bastonata era una domanda dell'Uditore. Io rispondevo negativamente ed