Rassegna storica del Risorgimento

COMANDINI FEDERICO
anno <1954>   pagina <454>
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Dario Mazzoni
egli gridava: Bastonate forte. Ed io non ne potevo più. Contai sino a 18 colpi e dopo tralasciai. Ebbene gridai, continua il Comandini, tralasciate di farmi torturare, il Francesco Alessandri sono io e domani racconterò la storia delle due lettere.
Fu trascinato in una cameretta vicina mentre lo raggiungevano le ultime grida dell'Uditore: Giuro che se entro due giorni non avrete detto tutto vi farò morire a colpi di bastone sulla panca .
Che fare ?
Confessare no, assolutamente, d'altronde lo inquietava il pensiero di una altra tortura, e più ancora, che il dolore potesse fargli svelare qualche parola compromettente per i compagni di lotta.
Giunto esausto all'alba del 27 luglio meditò e pose in atto immediata­mente il suicidio. Ruppe una bottiglia di vetro e con una grossa scheggia si inferse una ferita al basso ventre, e con un altro pezzo si tagliò le vene del braccio sinistro.
Trasportato all'ospedale degli Abbandonati si riebbe soltanto dopo 24 ore.
Al medico che lo rimproverò, dolcemente rispose: Ho fatto il mio do­vere di Italiano secondo gli insegnamenti di Mazzini. Voglio morire onorato. L'Uditore da me non saprà mai nulla.
Guarito, fu ricondotto alle carceri in una cella insieme al figlio del colonnello Bonafede, a Gaetano Forno, bolognese, all'aw. Perini di Co-macchio.
I detenuti decisero di fuggire: non riuscì che a due: Stanzani e Minarelli.
* * *
Nel gennaio del 1855 Comandini ed altri detenuti vennero condotti davanti al Tribunale. La condanna a morte del Comandini fu commutata in sei anni di prigione ai ferri, ed il 24 gennaio fu consegnato al governo Pontificio che lo fece internare nel forte di Paliano nel quale ai trovava il bri-gante Gasparone.
Dal primo giorno che Comandini giunse nel forte, dopo un viaggio i.utt"altro che piacevole, pensò alla fuga.
Passarono due anni e nel marzo 1857 tutto era a posto agli ordini dei capi: il matematico Ercole Roselli, Adolfo Mancini, Federico Comandini, Antonio Bedeschi, Marzani.
All'alba del 14 marzo, riusciti a chiudere la guardia nella cella, i dete­nuti furono in breve padroni del forte. Ma ecco giungere le truppe della guarnigione. Federico Comandini gridò: Soldati del'48 combattemmo insieme! Siamo tutti fratelli! Uno o due, scrive il Comandini, alzarono il berretto, gli altri risposero scaricando il lucile .
La lotta divenne furibonda, ma dopo quattro ore di combattimento i detenuti dovettero arrendersi. Gli imputati, oltre 50, furono processati e condannati tutti alla galera a vita, meno quattro, fra cui Comandini, ebbero la condanna a morte, commutata poi da Papa Pio IX nella galera a vita sotto stretta custodia*