Rassegna storica del Risorgimento
BORSIERI PIETRO ; STATI UNITI D'AMERICA
anno
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1954
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pagina
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467
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VITA AMERICANA DI PIETRO BORSIERI
Dopo una navigazione dorata oltre due mesi, il 20 ottobre 1836 gettava l'ancora nel porto di Nuova York il brick austriaco l' Ussero , che aveva a bordo un gruppo di patriotti italiani liberati dallo Spielberg, ai quali la prigionia era stata commutata nella deportazione in America. Tra essi cui si sarebbe aggiunto qualche mese più tardi anche il Confalonieri era Pietro Borsieri, che aveva combattuto nel Conciliatore le più belle battaglie del romanticismo, e la partecipazione alla congiura dei Federati del 1821 aveva pagato con dodici anni di reclusione nella fortezza morava. Nato per essere uno scrittore, le necessità della vita ne avevano fatto un burocrate nei tribunali napoleonici ed absburgici della Lombardia, finché il carcere restituì al mondo una larva d'uomo stremato nel corpo e fiaccato nella volontà. In America a Nuova York, a Princeton, a Filadelfia visse impartendo lezioni di italiano e del soccorso di amici: il Confalonieri, il principe della Cisterna, il munifico marchese Giuseppe (Peppino) Arconati; poi, quando Federico osò rompere il bando e rientrare in Europa, ne segui l'esempio, e fu ospite degli Arconati a Brusselle e nel loro castello di Gaesbeck fino all'indulto del 1840 che gli riaperse le porte di Milano. Compromessosi nelle Cinque giornate, al ritorno degli Austriaci dovette riparare iu Piemonte; riammesso in Lombardia nel 1850, due anni dopo mori improvvisamente a Belgirate.
Anima di scrittore, abbiamo detto: e in mancanza di maggiori opere quelle che progettò numerose, ma la pigrizia gli impedì sempre di comporre - ci rimangono a provarlo gli articoli letterari del Conciliatore e il copioso epistolario inedito. Dal quale traiamo questa lunga lettera ch'egli diresse da Filadelfia il 31 maggio 1838 a Costanza Arconati per descriverle la vita d'esilio sua e dei compagni, in attesa che l'incoronazione imperiale di Ferdinando I consentisse loro, attraverso un'amnistia, il ritorno in patria.
La lettera è piena di arguzia e di reminiscenze letterarie; ricca di spunti sull'America di cent'anni or sono quell'accenno ai biglietti di banca senza valore è un'eco della grande crisi monetaria scoppiata durante la presidenza di Andrea Jackson; eie vie tagliate a squadra di Filadelfia, il porco salato a colazione, l'urtarsi delle sètte religiose, come riescono nuovi e strani al buon Borsieri !,..; scoppiettante di amabili malignità sui fuorusciti italiani. C'è Felice Foresti, coi suoi quattordici anni di Spielberg e un'immeritata fama d'onestà di carattere, che riscatterà le delazioni del processo con ima efficace opera di diffusione della lingua italiana nella Columbia University, e Pietro Maroncelli avviato alla pazzia, che compone musica e gestisce una pensione; Felice Argenti dal passato avventuroso, con la sua dignità di console del Brasile e la caccia alle ricche ereditiere; e poi i cospiratori della Giovine Italia Luigi Tinelli, Giovanni Aminola, Alessandro Bargnani e Cesare BcnzonL Compaiono di sfuggita il conte Giovanni Arrivabene e Giovanni Berchct; Gaetano de Cast Mia e quella buona lana di suo fratello Carlo, il traditore della Federazione del Ventuno; Giorgio Pallavicino Tri-vulzio, intento a scrivere con apposito permesso le sue maligno annotazioni ai Métnoires dell'Andryanc per sfogare l'astio che gli cuoco contro il Confalonieri; il promettente ingegno di Cadetto Arconati, e Francesco Arese Lacini, il figlio dell' amica risanata foscoliana accorso in America a conso-