Rassegna storica del Risorgimento

BORSIERI PIETRO ; STATI UNITI D'AMERICA
anno <1954>   pagina <470>
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Renzo U. Montini
nelle vostre ricerche; e più di tutto quell'intimo impulso di chi viaggia con tale proposito, che sembra dir loro set venuto qui per questo, non volevi far altro, né altro sei obbligato a fare Io mi sento invece tutto l'impulso contrario, che viene dal costringimento. L'umano cuore è pieno d'antinomie, e credo che se que­sta terra di libertà non mi fosse una terra d'esiglio, la guarderei con occhio più veggente, con animo più volenteroso. Lo stesso accadrebbe s'io fossi delibe­rato a fermarvi la mia stanza. Ma in questa mia posizione tutta transitoria e che sta per finire, sia col rendermi a' miei, sia col pormi una volta in mezzo agli amici che sospiro sì da lungo, la mia fermata è come quella di un viaggia­tore ribaltato di carrozza, che va coli animo se resta fermo col corpo, e che non chiama e non si guarda all'intorno, se non per poter andare anche con questo. Piaccia dunque a Lei ed al carissimo Peppino, I) ed agli altri della schiera elètta d'immaginarsi il loro Borsieri a un dipresso cosi: Dopo aver dato quattro lezioni, quattro volte la settimana (le quali finiranno per ora col Giugno) ei se ne torna abbastanza sfiatatello alla sua cella verso un'ora pomeridiana. Riposo e lettura di giornali sino al tinn-tinn -a tavola mangia, quando trova cose man­giabili (direi quasi iaangerecce, se non fosse un resto d'antipatia alla Crusca) più degli altri commensali americani. La ragione è che questi Signori obbedi­scono verso le sei alla terza intima del campanello, e mangiano di nuovo e be­vono tè: ma l'inconvertibile Borsieri non vuole apporre cibo, né inacquarsi la- digestione già.per se schizzinosa e facilissima a sturbarsi. Però disperato com'è di non poter desinare ad un'ora che non gli tagli a mezzo la giornata, e trovandosi inetto per questa tirannia che lo stomaco esercita sul suo cervello a far nulla di qualche proposito sino ad ora tarda nella sera, piglia compenso di passar come può il tempo di mezzo. Si spoglia del suo benemerito surtout verde-dragone e s'involge in una confortevole zimarra regalatagli dal caro Fede­rico [Confalonieri]: che basterebbe a ricordarglielo cento volte nel giorno, se la memoria del core, come quel sordo-muto chiamò la gratitudine, avesse bisogno di zimarre. Cosi in veste lunga, e con tutto il genio e la compostezza d'un Padre Barnabita nella sua cella, il molto prelodato signor Pietro, si versa nel bicchiere tanto come due dita di Sherry, che vuol dire Xeres, e ch'ei trova egualmente riconoscibile all'adulterato suo gusto, quanto lo sia allo storpiato suo nome. Ma tanto e tanto non avendo innaffiato il suo pasto che colla limpid'onda del fiume Seknylkll,2) sospinta dalle celebri WaterV-works di Fair-Mount a tutte le case di Filadelfia, quel misto di vin di Spagna e di brandy, preso parchissi-mamente, non gli da il mal di capo, e gli aggiunge confortevole calore alla fucina della digestione. Mentre la grande opera si va lentamente consumando, le sue letture delle Revicws, inglesi ed americane e di qualche viaggio d'Europei in America, e d'Americani in Europa, e particolarmente in Italia procedono con
1) Come abbiamo già dotto Peppino è il marchese Giuseppe Àrconatì visconti da Milano (1797-2879). Esule dopo il 1821, fu munifico soccorritore dei fuorusciti italiani; rimpatriato nel 1848, ebbe parte allo Cinque pomate e quindi passò a Torino, dove fu aucecssivamento deputato al Parlamento miuuipino e Senatore del Regno* Aveva sposato nel 1818 la marchesa Costanza Trotti Bentivoglio, destinataria della presente lettera, una delle più nobili figure femminili de! nostro Risorgimento (1600-1871).
2) JQ fiume Schnylkhiil (e non Seknylkll), dopo un corso di km. 250 confluisce nel Dcla-ware nei dintorni di Filadelfia. Nel secolo scorso l'acquo del fiume serviva al rifornimento idrico della città e veniva pompata e depurata da macchinari che sorgevano nel parco muni­cipale di Fairmount.