Rassegna storica del Risorgimento
BORSIERI PIETRO ; STATI UNITI D'AMERICA
anno
<
1954
>
pagina
<
473
>
Vita americana di Pietro Borsieri
473
se n*è dimenticata, e ciò non importa giacché tutto sommato stimo che il meglio sia di non muovermi da qui, dove non istò mah, e non ho più da fare il penoso tirocinio delle nuove conoscenze. Scrivono a Cast Mia che quella buona lana di suo fratello, il S* Carlo, I è ora soggetto a degli attacchi di gotta; gli si consiglia di continuare a fare il Teacher e di non pensare come pare inclinato o a fare acquisto di terre, o ad entrare nel commercio finché non si vegga l'esito della famosa incoronazione. *) Anche da Pallavicini ha ricevuto, non ha molto* una lettera di poche righe, dove gli parla di affari, accenna di scrivere con apposito permesso, si loda della sua salute, della bella Praga, e della bella Fraìilein Hoffmann. 3) Peccato, che per amore di brevità abbia persino ammesso d'in-viare un saluto a me suo concittadino e compagno di ferri!
Intorno a Bargnanì, Benzoni, Tinelli, *) non mi è dato notizia da aggiungere a quello che già ne ho detto ad Arrivabene. Se non che mi traspare che tra Tinelli ed Albinola la società commerciale, già disciolta, non ha punto giovato a fortificare la loro reciproca simpatia. Sulle cagioni di questo scioglimento Confalonieri è stato informato diffusamente, ne è difficile ch'egli stesso glie ne abbia parlato nell'ultimo loro felice incontro a Parigi. Tinelli è pieno di fuoco e d'intraprendenza. Fuoco non manca ad Albinola: l'ingegno del primo è più colto, quello del secondo è più solido. Parlano e scrivono ambedue perfettamente l'inglese, ma Tinelli aveva già vissuto più d'un anno a Londra. Adempio l'incarico datomi da Albinola trascrivendo le sue proprie parole: W-hen you write to M" Arconati, do thank them fior me, and express them my thaukfuluess. An having recomended ali of as without having the honor of being accruaint-ed with them; but most particularly to M." Colegno, who wrote a wery lovely note to M." Brooks few moments before ber departure, reoomending us most warmly, and with qoite italian patriotic Feelings (Quando scriverete alla signora Arconati, ringraziatela ed esprimetele i miei migliori ringraziamenti per averci raccomandati tutti senza che avessimo l'onore di conoscerla;
l) Cado de Castillia, fratello di Gaetano, fu il delatore della Federazione milanese: tratto in arresto non ostante il suo tradimento, fu quindi prosciolto per insufficienza di prove, formula adottata per coprire l'impunità accordatagli a norma del Codice penale austriaco.
'*) Gli esuli speravano che l'imperatore Ferdinando I d'Absburgo, successo al padre Francesco I nel 1.835, elargisse un'amnistia all'atto della sua incoronazione a Re del Lombardo-Veneto: il rito segui nel settembre 1838, ma l'indulto effettivamente concesso venne esteso ai deportati solo nel 1840,
3) È noto che il marchese Giorgio Pallavicino Trivulsrio (1796-1878), figura troppo conosciuta per dovervi insistere, alla deportazione in America proferì il confino a Praga, dove la rivalità per il Confalonieri gli dettò le acri noic-coinincnto del nano Gcoffroy ai Mémoiros dell'Andryanc, fatte conoscere dal Sorniona. Il quale ba dimostrato come il Pallavicino si fosse poeto alla trista fatica con l'nutorizzaiaonc del Mettermeli. A Praga egli sposò la ricca figlia di un commerciante, Anna Koppinann (e non Hoffmann, secondo scrivo il Borsieri).
*) JQ conte Gaetano Bargnuni braschino (nato nel 1810) fa attivissimo propagatore della Giovine Italia: sfuggito nel 1838 all'arresto, partecipò alla spedizione di Savoia e fu quindi esule sino al 1840. Prose parto attiva ai moti del 1848 a Bergamo e a Brescia, combatta per la repubblica romana del 1849 e segui un decennio piti tordi Garibaldi in Lombardia, Giornalista e polemista vivaciswmo, si ritiro dalla vita politine, nel 1865, affranto dulia morte dell'unico figlio. Cesare Benzoni cremonese (nato nel 1811) fu coinvolto nel processo milanese della Giovine Italia?) e in condanna ospitale gh" voino conunutata nella deportazione in Amc-rica. Altrettanto può ripetersi del milanese Luigi Tinelli (mito nel 1798), ohe preferì egli pure il forzato esilio americano ai vent'aani di carcere in cui l'Imperatore aveva commutato la sua condanna a morte.