Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FARDELLA DI TORRE ARSA
anno <1954>   pagina <483>
immagine non disponibile

Dal carteggio Torrearsa
483
tono probabilità si può concepirne, egli è solamente quando si cominciasse da un atto col quale il Granduca si trovi irrevocabilmente legato all'accettazione della corona di suo figlio per poco che il Parlamento lo nomini; giacché è inutile sperare che i siciliani passino ad una nuova elezione se prima non abbiano la certezza di trovarla immediatamente accolta. Con mia sorpresa, Montanelli assaporò Videa e credè facilissimo realizzarla. Difatti immediatamente corse a
prendere le ispirazioni diplomatiche Tornatogli ad ora opportuna, mi disse,
dolente, che l'inviato francese si oppone al progetto riguardandolo (e in ciò vede giusto) come un colpo di mano che difficulterebbe la mediazione e renderebbe improbabile ogni accordo tra la Sicilia e Ferdinando. Aggiunse però che se i passi della mediazione riuscissero inutili e la Sicilia preferisse il figlio del Gran­duca a quello di Carlo Alberto, certamente farebbe cosa che, a modo suo di vedere, troverebbe tutta la simpatia del gabinetto francese. Montanelli nel rife­rirmi questo discorso ne inferiva che il progetto, se non è realizzabile sul mo­mento., non merita di essere abbandonato.1)
La seconda parte del colloquio col Montanelli verte sul tema della Costi­tuente, in rapporto alla quale le idee del Ferrara sono analoghe a quelle del Perez. Per motivi di spazio non è possibile qui riportare integralmente il testo del Ferrara che discute intorno alle alternative della situazione fede­rale. Esclusa la possibilità di una imita che si esprima attraverso la Costi­tuente sovrana, non resta che la lega degli stati: lega che nell'autunno del '48 appariva ormai irrealizzabile almeno sulla piattaforma moderata su cui si ostinavano a concepirla i diplomatici siciliani.
Pare dunque si possa concludere che la classe dirigente insulare di ten­denza moderata intende raggiungere l'obiettivo della federazione tra Stati costituiti, indipendenti e riconosciuti, uno dei quali Stati avrebbe dovuto essere il Regno di Sicilia.
L'unità appare loro come un naufragio, un salto nel vuoto, che può na­scondere l'insidia di un ritorno alla dinastia borbonica. Occorrevano undici anni di ulteriore maturazione e di più vaste e organiche esperienze liberali perchè l'autonomismo che nel '48 si era risolto nel federalismo proprio quando il federalismo era al crepuscolo del suo breve ciclo di fortuna, si risolvesse nel­l'unità della Patria, perchè anche i più ostinati campioni della nazione sicula riconoscessero il diritto storico e l'opportunità politica della nazione italiana.
DOMENICO NOVACCO
I) Cfe. kt., in data 28 novembre 1848.