Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA ; STATI UNITI D'AMERICA
anno <1954>   pagina <485>
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Sicilia e Stati Uniti di America nel Risorgimento 485
Fin dagl'inizi dell'insurrezione, che scoppiò in Palermo all'alba del 12 gennaio, il predetto Console John Marston, figlio di Samuele nativo di New-York, dimostrò il suo favore verso i palermitani ribelli, ed egli sottoscrisse la energica protesta, inviata dal Corpo Consolare estero al Luogotenente Ge­nerale Luigi de Maio, duca di San Pietro, contro il vergognoso e crudele bombardamento della città effettuato dalla guarnigione borbonica.
Benché la dimora dello stesso Console Americano fosse stata duramente colpita dalle bombe, la di lui consorte Sarah Marston, nativa di Washington, incurante del pericolo, mentre fervevano i combattimenti, prestava la sua opera gentile e filantropica a vantaggio degli ammalati e feriti negli ospedali della città, in nobile gara con altre pietose dame di Palermo; la principessa di Butera, la duchessa di Monteleone, la duchessa di Gualtieri, la signora Agatina Peranni.
Nei giorni della stessa insurrezione, i siciliani ebbero motivi di gratitu­dine verso altro cittadino americano, che aveva apprestato sapienti cure me­diche ai feriti nella lotta contro i Borboni, e cioè il chirurgo Valentino Mott Jun, il anale volle, più tardi, seguire la spedizione dei Siciliani in Calabria, come medico militare. Sarah Marston e il dottor Mott Jun meritarono fervidi elogi pubblicamente espressi da Ruggero Settimo e dal Comitato Generale di Palermo, in due memorandi bollettini ufficiali dei giorni 18 e 24 gennaio 1848.
Quasi contemporaneamente a Palermo, il popolo di Messina era insorto, chiedendo la libertà e l'indipendenza, e anche in quest'ultima città il Console Statunitense, Francis Blake, si adoperava attivamente per impedire i bom­bardamenti e firmava altra vigorosa protesta inviata dal Corpo Consolare residente al Comandante le forze borboniche della piazza, Generale Carda­mone. Pure in quelle gravi circostanze il Capitano Engle del Comando del legno di guerra degli Stati Uniti Princeton si interessava caldamente, per­chè la città venisse risparmiata dalle offese infette dai cannoni della Citta­della e dei Forti, agendo d'accordo con il Comandante inglese Codrington della nave Thetis. Il 2 febbraio successivo, un giornale di Palermo TL Cittadino, n, 33, riportava un indirizzo di omaggio del popolo Americano a Pio IX, con cui veniva pure auspicata l'unità, la libertà e l'indipendenza italiana; ciò provocava verso gli Stati Uniti manifestazioni di plauso, che furono espresse specialmente la sera del 26 successivo, durante lo svolgimento di una rappre­sentazione in un locale teatro.
I Siciliani riuscivano presto a vincere la resistenza delle truppe borboni­che che, come è ben noto, il 30 gennaio erano obbligate a lasciare Palermo, e poco dopo anche la maggior parte delle città e luoghi fortificati dell'isola; indi una tregua seguita da un armistizio veniva stabilita, a mezzo di Lord Minto, tra il re di Napoli ed il Governo di Sicilia. Di seguito al successo della rivoluzione il Comitato Generale di Palermo, nell'intento di dare all'isola libere istituzioni, nominava una apposita Commissiono por preparare l'atto di convocazione del nuovo Generale Parlamento di Sicilia. Autore del pro­getto di riforma delle istituzioni parlamentari dell'isola fu un insigne maestro
*) v. Correipandenco reapecling the affuìrea of Napleu and Sicify 1848 London, 1849, pp. 90. 91.