Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA ; STATI UNITI D'AMERICA
anno <1954>   pagina <488>
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488 Luigi Antonio Pagano
del Rapii a Malta, dopo la caduta della rivoluzione. L'anonimo informatore americano così scrìveva, prospettando la convenienza di tali acquisti;
Conoscendo che l'attuale Governo della Sicilia desidera procurare dei va­pori di guerra crediamo conveniente di avvisarvi che la pace essendo slata di­chiarata tra questo Governo ed il Messico, ed in conseguenza essendo probabile che un numero di vapori comprati ed usati dagli Stati Uniti nel proseguo di quella guerra andranno in mercato e possono essere comprati a prezzi moderati. Il nostro Governo comprava quasi tutti i vapori che erano di forte costruzione e capaci di sostenere un armamento senza riguardo alla grandezza. Crediamo che-alcuni di quelli piccoli corrisponderebbero perfettamente alla protezione delle coste di Sicilia e per tutt* altri casi di guerra. Vi diamo queste informazioni che potrete rendere estensibili, se giudicherete. In caso che si potrà fare qualche cosa è necessario di avere dei crediti confermati e per avvalersi del contante, essendo questo unico modo col quale il nostro Governo fa delle vendite e che potrebbe influire a comprare a buon mercato. I vapori si possono costruire negli Stati Uniti superiori in istile e fortezza a quelli di qualunque altro paese e a minor prezzo. *) Non risulta, però, che l'iniziativa, di cui sopra, abbia avuto alcun seguito.
È da ricordare ancora che dopo la caduta della rivoluzione siciliana, il Marston e la di lui famiglia, che avevano chiaramente mostrato la loro avver­sione al Governo Borbonico, furono attivamente sorvegliati dalla polizia, la quale nei primi del gennaio '51 veniva a scoprire che lo stesso suddito ame­ricano che aveva intanto lasciato la carica di Console degli Stati Uniti assunta dal connazionale Edney aveva ricevuto clandestinamente, a mezzo del piroscafo inglese <c Genova , manifesti del Comitato Nazionale di Londra e cartelle del prestito di Mazzini per curarne la diffusione. Il Luogotenente Generale di Sicilia Carlo Filangieri, duca di Taormina, ne riferiva subito al Governo di Napoli, chiedendo di fare le opportune pratiche anche presso il Gabinetto di Washington per ottenere l'espulsione di tale famiglia dal regno. *)
Già, col ritorno delle autorità borboniche nell'isola, avvenuto nel maggio del '49, una feroce reazione si era scatenata contro i patrioti siciliani i quali, come è noto, furono in gran numero costretti ad espatriare, prendendo di­mora in vari luoghi di esilio. Alcuni, certamente pochi, data la grande di* stanza che separava i due Paesi, ripararono anche nell'America del Nord.
Dopo l'infelice tentativo alla Fieravecohia di Palermo del 27 gennaio 1850, che fu capeggiato dal martire Nicolò Garzilli, uno dei complici Dome­nico Minnelii, vice cancelliere della Gran Corte Civile di Palermo, e figlio del martire del '22 dottor Pietro, andò ramingo a chiedere asilo ad un basti­mento americano, che glielo accordò senza interesse, e lo trasportò a New York. Da qui, egli scriveva ad altro grande esule Francesco Càspi, in data del 13 maggio 1850 ; che ivi pure si faticava per l'avvenire della Patria, di­cendo, altresì, che avrebbe potuto essere ntile di mezzi alla causa comune.s)
il Archivio Staio Palermo, Corto Ratli, busta n. 4, fuse. n. 178.
) Archamo Stato Palermo, Ministero Affari di Sicilia, busta 1166, fase 24.
*) E. CASANOVA, Il Comitato eentrala siciliana di Palermo (1849-1852), in Rassegna Sto­rica dal RUorgimmio, 1925, p. 818. Anche F. Crìspi progettò alcune volte di recarsi negli Stati Uniti: v, F. CBISW, / MUle, Milana, 1911, pp. 44-45.