Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA ; STATI UNITI D'AMERICA
anno <1954>   pagina <490>
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490 Luigi Antonio Pagano
I timori della polizia borbonica sugli aiuti, che la causa rivoluzionaria potesse trovare presso gli Stati Uniti di America, si appalesarono talvolta esagerati, e per poco non provocarono complicazioni diplomatiche.
In proposito è da menzionare, che, nell'ottobre 1854, il Console Generale borbonico a Malta veniva a conoscere, per notizia pervenuta da Genova al Governatore inglese, che solcava il Mediterraneo un grosso bastimento di bandiera americana con carico di varie migliaia di armi per uso dei seguaci di Mazzini e con destinazione ignota. Il Direttore Generale di polizia in Si­cilia, Maniscalco, ne informava subito il Ministro Cassisi e dava le opportune disposizioni di sorveglianza. In seguito, il vapore borbonico Stromboli avvistava nelle acque presso Trapani una nave americana e, ritenendo che si identificasse con quella già segnalata, si apprestò a darle la caccia con l'intenzione anche di catturarla. Però, accostatosi alla nave sospetta, lo Stromboli accertava che l'incertezza della rotta era stata determinata dal­l'imperizia del Comandante del legno americano, il quale solcava per la prima volta il Mediterraneo ed era diretto a Trapani col solo scopo di fare un carico di sale.
H re Ferdinando II, che era stato minutamente informato, si era dap­prima preoccupato che la progettata cattura del legno americano non fosse stata perfettamente regolare. Rassicurato dalle ultime notizie, credette op­portuno far scrivere da Caserta, il 24 ottobre 1854, onde avvertire il Ministro Cassisi, che non vi era un diritto di visita sui bastimenti esteri e che, secondo le norme del diritto internazionale marittimo, l'azione poteva limitarsi ad impedire con la sorveglianza lo sbarco e, nel solo caso della flagranza dello sbarco di generi furtivi, si poteva avere il diritto di arrestare il bastimento; raccomandava comunque di essere più cauti in casi del genere per evitare gravi complicazioni. *'
Di ciò edotta, la polizia borbonica si mostrò più. guardinga, limitandosi successivamente a sorvegliare i movimenti di due altre navi americane so­spette; la prima che ebbe ad apparire nello stesso mese di ottobre nei paraggi di Augusta, manovrando in modo da far credere a sinistri disegni, e la seconda che, nei giorni 6 e 7 novembre, fu scorta nelle acque di Terranova, navigando pure in maniera tale da indurre sospetti di un clandestino approdo.2)
Nel novembre del 1859, una notizia, che potremmo chiamare sensazio­nale, giunta dagli Stati Uniti, poneva in allarme la polizia borbonica di Sicilia. Precisamente da Washington, l'Incaricato d'affari borbonico aveva comunicato una segreta rivelazione fattagli da un profugo polacco, tal capi­tano de Surris, dimorante a New York, sui disegni di altro profugo, tal Cipri di volere attentare alla vita di Ferdinando II. Il Cipri aveva confidato al capitano polacco di essere amico di Mazzini e di avere costruito una macchina infernale con la quale, ritornando presto in patria, aveva intenzione di com­piere un attentato contro il re di Napoli. Le ulteriori indagini svolte dalle autorità borboniche non diedero, però, alcun risultato, essendosi accertato, che nessun siciliano, di nome Cipri, si trovava all'estero e si conclusero col solo divieto emesso di interdire l'ingresso in Sicilia al polacco de Surris.3
1) Àrcìnvio Stato Palermo, Minuterò Affari Sicìliu, busta 1194, I'. 322.
2) Archivio Stato Palermo, Mitdetero Affari Sicilia* busta 1194, f. 322. *) Ar ci ti rio Slato Palermo* Ministero Affari Sicilia* busta 1.135, f. 91.