Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1954>   pagina <495>
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I precedenti della formula cavouriana, ecc. 495
Ma ci è dato di constatare che nel momento stesso, in cui il Cavour va­gliava così severamente certa pubblicistica parigina, la sua attenzione cor­reva a certe polemiche politicoreligiose, che sarebbero parse ad altri tra­scurabili, o molto meno rilevanti: pretendeva infatti nel 1835 che il cugino de La Rive da Ginevra lo informasse delle querelles du parti catholique dans la Suisse allemande avec plusieurs gouvernements cantonaux e precisava di voler conoscere il motivo della disputa: a-t-on voulu intervenir dans la discipline intrieure de Véglise, ou bien n* estil question que de soumettre au droit commun Messieurs du clergé? Se il cugino avesse potuto inviargli qualche brochure pubblicata a Ginevra o a Losanna su questi temi, meglio: je suis curieux plus que de tonte autre chose de ce qui tient à la marche des idées reli­gieuses: cest le grand mystère du siede.
Per un giovane venticinquenne, già persuaso del fragile fondamento delle sue credenze religiose, e non certo animato di quelle simpatie neo­guelfe che qualche interprete gli ha voluto attribuire, non è dir poco. Ma pen­siamo subito a quell'apologia del sentimento religioso, fuor d'ogni dogma, anzi d'ogni forma positiva e istituzionale, che Benjamin Constant aveva steso nei volumi del suo De la religion, tanto cari al Cavour: era già una ri­voluzione intellettuale, di fronte a certo libertinage illuministico poiché il bersaglio degli strali volteriani si spostava e un elemento almeno dell'esi­genza religiosa ne usciva rivalutato, anzi veniva collocato alla radice della fede laica nella libertà e nel progresso umano. Si ricordi d'altra parte che il sentimento religioso è per il Constant un dato ineliminabile della natura umana, fuor d'ogni trascendenza, e che assume in ultima analisi una funzione meramente strumentale: fine ultimo è soltanto la libertà, e non si ammette quasi alcuna esplicazione autonoma, degna in sé di rispetto, dello stimolo interiore religioso. Ricordiamo che persino il giovane Cavour giudicava eva­nescente, in un brano del suo Diario, questa fede senza dogmi e senza sim­boli. *>
Con ben altro animo il Guizot s) si era rivolto alle realtà storiche ed ai problemi istituzionali della tradizione religiosa cristiana ed in specie europea, negli anni stessi che vedevano culminare in tensioni sempre più gravi le po­lemiche politicoreligiose della Restaurazione. Nato calvinista, ma capace di dominare come pochi altri politici liberali dell'epoca i problemi istitu­zionali del cattolicesimo della Restaurazione, il Guizot perveniva a rivalu­tare la missione civilizzatrice della Chiesa cattolica, e non certo con l'animo dei teocratici che guardavano alla cristianità medievale come ad un mondo da risuscitare in qualche modo, in un travestimento legittimistico ben attuale.
0 La lettera, edita già dui Ghiaia (voi. V, p. 49) è commentata dal RUFFIM in Ultimi studi* oit., p, 23.
2) Il brano è citato e commentato dal BUSTONI, in TJUimi studi, cit., p- 32, e porta la data del 23 luglio 1834.
3) Sul Guizot e sulla Socifté d Morale Chrétùntu di Parigi vedi le precìse osservazioni del Rvrvms in Ultimi studi, cit., pp. 33 e sgg., 60 e sgg. Su Cavour e Vinet, jota*., pp. 68,101,
111 e sgg.
Sui rapporti ira il Vinet e il Guizot, e per il rapporto presentato du quest'ultimo sull'opera del Vinet, vedi la nuova edizione del Mèmoiro enfavour do la lUwttdw culivs, a cura di A. Vuu-ties, Losanna, 1944, prefox., pp. XXI e sgg. XLI-LIV. Le lettere scambiate fra il Vinet e il De Seflon, zio del Cavour, dal 1827 in poi, vtdi ora le Lettre* del VIMBT, voi. I, Losanna, 1947, p. 322, voi, II e il repertorio in appendice ai rispettivi volumi.