Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1954
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pagina
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498
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498
Ettore Passerin cFEntrèves
Abbiamo visto così l'aspetto più protestante dello spiritualismo religioso del Vinet liberale e protestante: d'altra parte, c7è in lui una più esclusiva e moderna esaltazione della libertà morale, dello sforzo morale, posto al centro quasi della problematica religiosa, che lo fa riluttante ad accettare il rigido predcstinazionismo. calvinisticamente inteso, come la tendenza luterana alla disgiunzione tra valori morali e valori religiosi. Nel Mémoire del 1826 definiva il protestantesimo semplicemente come una protesta contro il principio di autorità , e l'espressione ci par molto significativa per comprendere le sue posizioni giovanili. Deplorava inoltre, Pinfelice confusione delle istituzioni civili con le istituzioni religiose, nata fra gli equivoci della stessa Riforma, ma notava che fra tanti equivoci si era pur salvato un germe di quella libertà di coscienza, di quel libero esame , che egli riempiva di un contenuto non tanto religioso quanto culturale e politico. Pur criticando Yautoritarismo cattolico, il Vinet cercava infine di mostrarsi rispettoso di fronte ai dogmi interni dello stesso cattolicesimo, rifiutando solo i dogmi esterni , relativi alla costituzione della Chiesa ed alla sua pretesa di possedere da sola la verità. *)
Nell'insieme, il breve saggio del 1826 si presenta come uno sforzo per definire una sorta di juste milieu religioso: il Vinet si mostrava però più conservatore, nel campo teologico, dei teologi razionalisti del Settecento, e del suo stesso amico Stapfcr, che era un kantiano. Riabilitava, fra l'altro, le confessioni di fede che collegavano fra loro i credenti delle varie Chiese riformate, pur intendendole semplicemente come un mezzo per riconoscersi , come dei liberi patti soggetti a discussione. Rifiutava invece l' autorità del corpo della Chiesa non rendendosi nemmeno ben conto di tutte le conseguenze che si potevano trarre da un così radicale individualismo. Era, insomma, un eretico liberale, staccato tanto dalle dissidenze neo-calviniste, neometodiste e neo-pietiste che si stavano diffondendo nei cantoni protestanti svizzeri, quanto dalle decadenti ortodossie delle Chiese nazionali . che però non osava condannare radicalmente, specie nel campo teologico e religioso. Sviluppava quindi la sua eresia soprattutto sul terreno dei rapporti fra Stato e Chiesa, e qui finiva per fornire interessanti motivi di riflessione anche ai liberali laici, che del resto gli avevano insegnato molte cose. 2)
zione della coscienza e della persuasione intcriore). In una nota posta in appendice (p. 290) il Vinet tona sull'argomento, cercando di sfuggire alle conseguenze del soggettivismo romantico, e dando maggior rilievo al dogma cristiano del peccato originale: il Vinet salva però dagli effetti del peccato un sentimento morale coincidente precisamente con la voce della coscienza, inalienabile proprietà che definisce l'identità dell'uomo morale. Sull'insieme delle idee del Vinet in tal materia, ed in ispccie sull'influenza del pensiero kantiano, cfr. PH. BBIBEI* La penti* de Vinet, Losanna, 1944, tutto il capo I, e su Kant le pp. 93 e sgg. Per gli scritti vinetiani del 1833 o del 1837, cfr. Philosophie religieusa, Losanna, 1908, pp. 55, 102 e sgg.
1) Per la definizione del principio vitale della Riforma protestante, cfr. il Mémoire, ed. chv, pp. 173 e sgg. e per la distinzione fra i dogmi interni), che portano la Chiesa cattolica a concentrarsi nel principio di spiritualità che abbiamo riconosciuto nel cristianesimo, ed i dogmi esterni dell'in fall ihilit a della Chiesa e del earai i ere esclusivo della sua dottrina di salvezza, che porterebbero invece a paralizzare ogni spirito critico ed a far prevalere l'aspetto carnale del dogma, ibidem, pp. 159-165. A p. 169 si loda tuttavia la tolleranza del cattolico l'cnelon, mentre a p. 174 si condanna l'Intolleranza di Calvino.
2) Sona posizione affatto a porte che il Vinet assume fra le tesi dol Risveglio e l'ortodossia delle Chiese nazionali si veda la biografia del KAMUKUT, cit p. 99 e sgg., il saggio cit. di PH. BHTOEL. ppw 492 e sgg. e le due raccolte delle mie lettere, oh., passim. Sulla necessità delle confessioni di fede, Mf moire, (Ut., pp. 211 13 e 318.