Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1954>   pagina <499>
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I precedenti della formula cavouriana, ecc. 499
Le sue esigenze più schiettamente religiose si rivelavano semmai in modo indiretto e negativo: mentre svuotava in parte del suo contenuto l'istitu­zione Chiesa ed in questo si distaccava alquanto dal Guizot, che valutava più positivamente il compito delle istituzioni e delle strutture collettive il Vinet manteneva in certo senso, il primato della Chiesa sullo Stato, contrap­ponendo la società della coscienza alla società degli interessi : attin­giamo questi termini dall'opera che ci fornisce la espressione più matura del suo pensiero: l'Essai del 1842, ma soltanto per far notare la continuità del suo atteggiamento. Il Mémoire del 1826 ci rivela infatti una conce­zione ancora più pessimistica della società politica e dello Stato. Lo Stato deve limitarsi a difendere l'ordine sociale e la morale sociale , che si riassume nei tre fondamenti di ogni convivenza civile: proprietà, sicurezza e pudore. Per attingere ad una morale più alta devono entrare in campo i valori religiosi: la morale più alta è anzi un codice religioso: Dio, che l'ha imposto all'uomo... si presenta egli stesso come il grande oggetto di un primo dovere.
H sentimento religioso, che il laico Benjamin Constant aveva esaltato come una molla segreta della libertà e della civiltà, viene dunque a costituire la pietra angolare di un edificio che vuol essere tutto spirituale , mentre si ammette l'esistenza e la legittimità di un'obbligazione politica solo in quan­to può servire di strumento alle libere coscienze, la società esteriore politica è definita come frutto di mera necessità. La libertà religiosa è il punto culminante, ed è insieme la premessa di ogni altra libertà. ')
Non si citano quindi nel Mémoire del 1826 né Calvino né S. Agostino, salvo che per deplorare i loro peccati di intolleranza e si critica vivacemente a tal proposito anche Rousseau, che pretende di ritornare alla confusione ed all'identità pagana fra società politica e società religiosa. Si citano invece con onore il discorso del dottrinario Royer-Collard sulla legge del sa­crilegio , si citano le disposizioni della Quarte francese favorevoli alla libertà religiosa, e si cita soprattutto con insistenza, anzi si loda senza riserve l'esem­pio della libera America. Là si é saputo applicare il sistema liberale e separa­tistico nei rapporti fra Stato e Chiesa, e l'esperienza di varie generazioni ne ha ormai consacrato l'uso. Così il Vinet anticipa spunti che verranno diffusi più ampiamente dal Tocqueville nel decennio successivo: per le fonti a cui ricorre, e per il tono delle sue argomentazioni, egli si inserisce pienamente nelle correnti liberali del suo tempo, e specialmente si accosta ai primi dot­trinarli e agli scrittori del Globe parigino. 2)
1) Le definizioni del compito dello Stato e di quella della Chiesa si trovano nell'assai del 1842, ed. eijpj). 228 e sgg., e nel Mémoire del 1826 pp. 190, 79, e sgg. Ivi pure, pp. 73-75 e 78-81 per ì brani eitv, >u morale sociale. e morale religiosa. L'accenno allo spirito reli­gioso, ohe dovrebbe compenetrarsi con lo spirito pubblico di tutti i popoli, o rinnovare la civiltà, meglio di ogni riformo puramente politica e dello iniziative filantropiche (colle quali parola si allude evidentemente allò iniziative della stessa Société de morale chrétionne di Parigi), sì trova nella chiosa del Mèmaitit dal 1826, pp. 273-75.
2) L'accenno olla legge sul sacrilegio è, nell'ed. cit. del Mémoire a p. 205; il Vinet aveva incluso il discorso del Royer-Collard anche in un'ontologia della letteratura francese. Si veda la Vie potitique de Royer-Collard (3 voli., Parigi, 1861) del DE BARANTE. In una nota in appen­dice (p. 298) il Vinet riproduce pure una parte di un discorso pronunciato dal vescovo Fraya-Binanti, rettore faU*Universita, alla Camera dei Deputati, il 25 moggio 1826, perchè vi si difende