Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1954
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pagina
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501
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I precedenti della formula cavouriana, ecc. 501
marcata accentuazione confessionale. Ciò non toglie però che Cavour abbia potuto continuare a tener fede a certe esigenze del liberalismo dottrinario elaborato ed applicato a problemi politico-religiosi secondo gli schemi vine-tiani, anche dopo aver mutato alquanto di posizione egli stesso, dopo aver stretto cioè quell'alleanza col radicalismo che sarebbe stata inconcepibile serbando intatto tutto il patrimonio ideale del liberalismo vinetiano. Ma Cavour, e più specialmente il Cavour dell'età matura, non poteva rinchiudersi nella torre d'avorio di una dottrina che si librava molto al di sopra delle contingenze della lotta politica quotidiana: lo potevano, semmai, altri dottrinari , che si direbbero fedeli all'insieme della visuale del Vinet, e che ne trasportarono; le idee anche in Piemonte voglio alludere particolarmente a quel Luigi Amedeo Melegari, che aveva lottato insieme al Vinet contro il radicalismo losaxuiese, ed era stato destituito come lui dalla cattedra che teneva a Losanna dopo la rivoluzione radicale del 1845. *)
Analizziamo ora le pagine più notevoli per caratterizzare le posizioni del Vinet negli armi decisivi del suo apostolato, e cerchiamo di discernere quei motivi che possono aver trovato più favorevole accoglienza da parte del Cavour. Partiamo dalle tesi fondamentali esposte nel citato Essai sur la manìfestation des convictions religieuses, del 1842, ma teniamo conto di altri scritti ed articoli sui problemi politico-religiosi, stesi fra il 1830 e il 1846.
Scrittore poco sistematico, e incapace per lo più di attingere ad un certo rigore dottrinale, il Vinet si raccomanda piuttosto al lettore per un certo dono di intuizione, per una serie di spunti brillanti che si concretano spesso in forma aforistica. Cosi già nella prefazione dell'Essai, dove si parla dello Stato, che non può aver coscienza , se non vuole privare il cittadino della sua propria. Così ancora, in una pagina dello stesso scritto, dove si accostano in modo significativo le teorie del liberalismo dottrinario in materia di sovranità e le premesse del suo protestantesimo liberale: in un mondo in cui si parla tanto di sovranità nota il Vinet la coscienza è la sola cosa perfettamente sovrana. 2J
Ma la libera manifestazione delle convinzioni, legata ad un dovere morale e religioso, rivelerebbe un arcano potere conciliatore ed unificatore: una sorta di armonia prestabilita fonderebbe insieme la coscienza sovrana di una società invisibile, più reale ed unitaria delle fittizie aggregazioni autoritarie, e socialiste dove per socialismo si deve intendere semplicemente un predominio del potere sociale sulla coscienza individuale. 3'
La società non è un essere, ma un fatto scrive ancora curiosamente il Vinet, escludendo come irreale ogni personificazione della coscienza so
li Sa Amedeo Melegarì e sull'attività culturale e politica da lui svolta a Losanna, si veda il saggio di G. FEBRETTI (Z>. A. Melegarì a Losannat Roma, 1942). Il Ferretti Ita pure utilizzato i fondi inediti vinetiatii, ma soltanto parzialmente il carteggio del Vinet allora in corso di pubblicazione*
2) La frase citata si trova in una nota dflll'ISiwar, del 1642, ohe soltanto a recente edizione critica curata, da A. CHAVAN (Losanna, 1928) ha portato a conoscenza dei lettori: ma essa non fa che condensare il successo di molte riflessioni contenute nel testo originario (ed. cit., p. 212 e BIU'., e la nota a p. 215).
:3) Sui falsi timori per una supposta* anarchia si veda VEuai, ed. cit., p. 68 e sgg., 98 e sgg. 180 e sgg. 460-51; e contro l'unita cattolica, pp. 364-65, 414, 425 e sgg.