Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1954
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pagina
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502
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Ettore Passerin (TEntrèves
ciale e collettiva. Anche quando si concluda che l'uomo è nato associato resta da dire che un elemento incomunicabile la coscienza sta al di sopra e al di fuori del nesso sociale, per il Vinet. Si deve infine distinguere fra una società civile ohe sta al di sotto dei valori morali e religiosi più alti., e una società religiosa che parte dalla premessa dell'individualità , ed a tale condizione merita il nome che porta. J) La Chiesa è, insomma, la societas perfecta, ma non certo nel senso cattolico: lo è in quanto comunità puramente ideale delle coscienze, priva di quei caratteri che la farebbero temere come fonte di despotismo politico-religioso, e deve ridursi a viver soltanto dell'invisibile e insindacabile consenso dei fedeli: Dire che l'ideale della società è la Chiesa, non significa diminuire la sovranità della coscienza individuale, perchè in una Chiesa è l'individuo, non la Chiesa che crede, che ama e che obbedisce, e perchè la Chiesa non è una vera società se non in quanto l'individuo fa uso della sua libertà per associarsi e conserva la sua libertà nell'associazione . 2)
In qualche punto del suo saggio del 1842 il Vinet polemizza anche contro lo statalismo di certi liberali hegelianeggianti tedeschi, e tal polemica si ricollega a quella che egli conduceva da più tempo contro i teorici democratici. 8)
Troviamo menzionati nell'ossei del 1842 i concetti esposti dal teologo liberale tedesco Richard Rothe, per il quale, come nota il Vinet, non c'è di vero che lo Stato, e lo Stato è l'uomo, e nell'uomo non vi sono due nature: il cittadino ed il credente non sono in lui due esseri, ma i nomi che designano due funzioni . Affermazioni a cui' vengono contrapposte, nel saggio vinetiano, delle definizioni non molto perspicue, ma pur significative, come la seguente: Lo Stato non rappresenta né l'intero essere umano, né una parte di esso, ma è una istituzione divina nata dalla natura e dai bisogni dell'uomo, necessaria per il suo sviluppo ed atta a completare il suo essere . s)
D'altra parte, e pur facendo rientrare esplicitamente lo Stato nel piano divino del progresso o della perfettibilità dell'uomo, il Vinet insisteva nel distinguerlo, come società degli interessi, dalla società delle coscienze: nella prefazione alla traduzione tedesca dell'assai del 1845 teneva conto di nuove obbiezioni, ma non mutava atteggiamento: Si è affermato notava che ho materializzato lo Stato. Ma non è così. Ho soltanto sottratto al suo dominio la metafisica dei costumi,, perchè tale è la definizione che si può dare alla religione... Riconosco la legittimità e l'esistenza di rapporti, non immediati ma diretti, fra la religione, e lo Stato. La religione detta i costumi, i costumi ispirano le leggi .
i) Euai sur la manìfsttation dot comrtctiont ruligieustit, ed. cit., pp. 216 e sgg e per la morale sociale, anche a pp. 454-56. Soltanto nel l'antidatai pagana, nota il Vinet a p. 320, ai ebbe una morale di Stato coincidente con la morale religiosa.
2} Qp. di., p. 228.
*) Sulle idee del Rothe, efe. F SCHNAHKI., op. ei'C. pp. 387, 446-48, 498-501 e specialmente p, 507 per la sua aftermazfone: * lo Stato perfetto elimina semplicemente la Chiesa (lo Schnnbel nota pure raffinila con le tesi hegeliane). D Vinet non ai riferisco che ad un solo fra gli scritti del Rothe (Etimi, cit., p. 586, e nota). Per lo affermazioni del Vinet, in polemica con le idee degli hegeliani, efr. ivi, p, 257 e pattimi
*) lUd,, pp. 8-10.