Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1954>   pagina <503>
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/ precedenti della formula cavou riami, ecc. 503
Si può ben notare un progressivo chiarirsi dei termini e dei concetti, specie rispetto al Mémoire del 1826: e vi giovano tanto le discussioni teoriche quanto le esperienze pratiche. Contro la fede intransigente ohe i democratici professano, articolando il loro credo intorno al dogma politico della sovranità popolare, il Vinet non finisce di difendere la sovranità della coscienza , l'autonomia dei valori etici e religiosi, per loro essenza personali.!)
A noi interessano particolarmente gli scritti stesi dal Vinet nel 1845, nel momento in cui rompe completamente tanto col Governo radicale democra­tico, ch'è salito al potere nel suo Cantone, quanto con la Chiesa di Stato che gli resta sottomessa. In certe sue considerazioni del dicembre 1845, dedi­cate ai pastori losannesi dimissionari che erano pur sempre in minoranza. il Vinet finisce col chiarire le premesse della libertà della Chiesa: sovranità ed universalità contro la dipendenza dello Stato ed il territorialismo.2) Vuole una Chiesa nella quale sia abolito, soprattutto il Cujus regio, hujus religio, insieme alla funzione dello Stato credente soltanto in tal caso la reli­gione riprende quel carattere di spiritualità che il nazionalismo le toglie ine­vitabilmente. 3)
E impossibile, soggiunge, che uno Stato faccia sua quella visuale cri­stiana del mondo, che già parve follia ai Greci, dopo essere stata di scandalo agli Ebrei, e tanto meno potrebbe accettarla uno Stato di costituzione demo­cratica: in siffatto regime, il potere non può essere che l'espressione del maggior numero, e la mediocrità è il carattere necessario della filosofia, della morale, della religione dei più . 4)
D'altra parte, il Vinet diviene democratico quando si tratta di definire la costituzione interna della Chiesa, società puramente spirituale: teme in questa ogni forma di clerocrazia, e vi applica quasi alla lettera la tesi del sacer­dozio universale. Parla anzi di un governo dei laici nella vera Chiesa, che egli chiama Chiesa di moltitudine: bisogna render ai laici, cioè al popolo della Chiesa... le attribuzioni e l'attività della quale finora si sono privati .s' Chi toglie il governo della chiesa ai laici, finisce per darlo al potere civile, o ad una gerarchia ecclesiastica, mi sembra inevitabilmente autoritaria, e come tale inconciliabile con la libertà cristiana.
Queste idee del Vinet ebbero molta influenza nella genesi della Chiesa libera del cantone di Vaud, che si oppose alla Chiesa nazionale, e che finì per continuare il movimento di dissidenza del cosidetto Risveglio, pur senza
l) Per l'atteggiamento del Vinet dì fronte alla rivoluzione francese del 1830 ed al suc­cessivo rivolgimento del Vaud, efr. lo studio biografico del RAMBEBT, cit., pp. 199 e sgg. Inoltre vedi gli scritti del Vinet raccolti nelle Questiona eccltisinatiques, Losanna* 194S, voi. I, pp. 115 e sgg. Per la rinuncia alle radicali esigenze separatiste cfr. specialmente p. 141. Si veda ancora in proposito fl conno del RAMBEBT, op. cit., pp. 202 o sgg. Si tengu présente che il Vinet inse­gnava allora a Basilea.
*) Le citate ConaitUmtiona prcaenléea oux miniatrea démiasionnirea si trovano in Questiona aecL, cit., voL H, pp 118 e sgg. (1 brani cit. nono a p. 131 e 136). Il concetto di una necessaria sovranità della Chiesa, che stranamente si associa all'idea di un'associazione religiosa priva quasi di ogni struttura istituzionale e di un governo vero o proprio, perchè deve ossero rigo-rosamente invisibile, si afluccia già in uno scritto del 1839, pubbl. in Qucat. ceri., cit., I, p. 241,
*) /oi'd., II, p. 136.
*) Jbid.. II, pp. 145-47.
*>) Si vedano i cinque primi articoli costitutivi delle Chiese Ubere, del 1845, editi hi Qutat. tal.. II, pp. 324-25.