Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1954
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pagina
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504
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504
Ettore Passerai d'Entrèves
accettarne le asprezze dogmatiche. Il Vinct voleva si parlasse, al plurale, di Chiese libere, per sottolineare ancor meglio la spontaneità delle iniziative locali convergenti, la tendenza verso Punita e l'universalità. Su questo piano, dunque, le sue esigenze liberali trovavano una più integrale applicazione, e non si può escludere che taluno degli ultimi suoi scritti del 1845 o del 1846 non sia pervenuto nelle mani del Cavour o non abbia comunque agito per il tramite del Melegari o del Boggio, contribuendo a suggerirgli l'immagine di quella civitas Dei liberale laicocristiana, che comportava appunto ancora il dualismo e la netta separazione di competenze fra Stato e Chiesa, con un primato spirituale della società delle coscienze , disancorata da ogni influenza politica e sciolta dalla tradizione autoritaria cattolica. l)
Non a torto Bertrando Spaventa, buon hegeliano, si sarebbe ribellato pili tardi alla formula cavouriana, in nome della dignità filosonco-politica dell'ente Stato: la soluzione del Cavour scriveva condensata nella famosa formula, rappresenta appena un provvisorio compromesso fra due assoluti. Uno Stato separato dall'elemento spirituale, dall'interiorità che si vorrebbe ancora incorporare nella società ecclesiastica non può essere infatti, per lo hegeliano Spaventa, che imo Stato che ha subito una demi-nudo capitis. 2)
Ma tornando al Cavour, e pur dopo aver messo in rilievo tutti i punti di contatto che possono esistere fra il suo liberalismo e quello vino-tiano; pur affermando, sulla scorta degli studi del Ruihni, che nella formula famosa sopravvivano quasi intatti gli ideali giovanili, e giungendo magari a considerare il suo programma separatistico come una generosa utopia, inserita nella prassi politica estremamente realistica del costruttore del nuovo stato sabaudo italiano, non possiamo non distinguere l'utopia di un uomo di stato dall'utopia di un uomo di Chiesa, quale fu e restò il Vinet.
H Vinet voleva far tornare le comunità ecclesiastiche nel deserto per servirci di una frase che gli era cara il Cavour stava alzando l'edificio di uno Stato nazionale, carico di responsabilità eticopolitiche. Siamo lontani dalla mera società di interessi vinetiana, anche se siamo ugualmente lontani dallo stato etico degli hegeliani! H Cavour avrebbe stretto alleanza coi radicali piemontesi, e si sarebbe persino riconciliato col radicale ginevrino James Fazy;*) non avrebbe ignorato le suggestioni della scuola cattolica liberale francese pur diffidando sempre dei pericoli di ogni partito cattolico. Se non avesse conosciuto l'attività e gli scritti del Montalembert,*)
1) Svila probabili: influenza del Melegari, rimando ancora all'opera cit. del FERRETTI, e -;!!iP:tiiiri'/,in fra il Cavour ed il giovano Pier Cario Boggio, allievo del Melegari od autore di una teri ansai notevoli: BUI rapporti fra Stato e Cinismi, del 1852, si veda anche D. BEIMI, il Conte di Cavour innanzi U 1846, 2* ed., Torino, 1945, passim.
2) Cfir. S. SPAVENTA, Saggi di critica, Napoli, 1876, pp. 224.
3) Sui rapporti fra il Cavour e J. Fasy er. il aggio cit. del FURBETTI, nel volume sugli Esuli del Risorgimento la Svinerà, Si veda pure la recente di'/,, dei Mtmoires del Faey curata dal F. RUCUON (Ginevra, 1947, pp. 156-60).
4) Sullo posizioni del Montalembert ai vedano i recenti studi di A. TRANNOY ed in particolare, per il 1848, il suo articolo nella Revue d'Hist. de l'JSglis de Franco, XXXV (1949, . 126, pp. 177-206).