Rassegna storica del Risorgimento
1861-1862 ; GARIBALDINI
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1954
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Tommaso Pedio
da Giacomo Medici, giungeva in Sicilia con gli stessi poteri con cui era stato investito in Napoli il generale La Marmerà.
Né il Cugia, né il Medici riuscirono però a far desistere Garibaldi dal suo proposito: il movimento insurrezionale sembrava ovunque bene accetto, e Garibaldi si sentiva troppo inpegnato per tornare indietro-.
Soltanto quando l'esercito volontario fu concentrato alla Ficuzza, il governo ricorse all'estremo rimedio. Vittorio Emanuele, in un proclama alla Nazione, esortò a desistere da ogni azione coloro che, inconsci delle difficoltà in cui versava il Paese, violando le leggi e le prerogative del governo e del parlamento, nel sacro nome di Roma, a cui tutta la Nazione aspirava, osavano farsi arbitri dei destini della Patria.
Il Paese ed il Parlamento si associarono al fermo e dignitoso atteggiamento del sovrano deplorando tuttavia che la debolezza di un ministro e la sua apparente accondiscendenza avesse condotto il Paese in quello stato. Garibaldi, invece, sordo ad ogni rimostranza e non curando il proclama del sovrano, con una forza di oltre duemila uomini, prosegue il cammino verso la Calabria suscitando ovunque nuovi entusiasmi. P.
Di fronte al fatto compiuto il governo corre ai ripari: assicurato Napoleone del fermo proposito di impedire qualsiasi movimento insurrezionale, z) viene sciolta la Società Emancipatrice Italiana e tutte le associazioni ad essa aderenti, 3) proclamato lo stato di assedio nelle provincie meridionali, trasferita la flotta nello stretto di Messina ed inviato un forte nucleo di militari nel Mezzogiorno per impedire lo sbarco di Garibaldi nel continente.
Ma, nonostante tutte le precauzioni, i volontari riescono a sbarcare a Melilo e, dopo un non riuscite tentativo su Reggio, il 29 agosto vengono fermati ad Aspromonte dal generale Cialdini.
Immediata tuia reazione da parte della sinistra liberale: in ogni piazza d'Italia vi furono manifestazioni di protesta, ovunque immediatamente represse.4'
Lo smarrimento che segui ai fatti di Aspromonte non valse a disperdere le forze garibaldine: le file del movimento vennero presto riannodate ed il 15 febbraio del 1863, ad iniziativa del dirigenti il vecchio Gomitato Centrale di Soccorso, veniva lanciato un appello perchè il Paese agisse con maggiore solidarietà per la tutela delle libertà previste dallo Statuto in tema di associazioni politiche e per indurre il governo ad una politica più energica e fattiva che sola avrebbe potuto porre in essere quelle premesse atte a condurre ai-Fu ni là territoriale del nuovo regno.
TOMMASO PEDIO
J> Cfr. LÀKZA, op. eh., p. 304.
2) il MonUeur del 21 agosto 1862 aveva sostenuto che era dovere dell'esercito francese difendere il Pontefice di fronte ad una eventuale insurrezione italiana.
3) Le disposizioni emanate il 20 agosto vennero scrupolosamente osservate: in. Basilicata, ad esempio, il 22 agosto veniva sciolto finanche un Comitato di Mutua Difesa contro il Brigantaggio. Cfr. Ardi. Staio Potenza. Gabinetto, di. eart. 6, fase 65.
*) Dopo Aspromonte si discusse sulla opportunità o meno di un gronde processo per ribellione alle leggi dello Stato in cui sarebbe stato implicato il nome e la figura di Garibaldi e di centinaia di patriot). Ma il governo era incerto: l'opinione pubblico, più* condannando l'iniziativa garibaldina, non poteva che simpatizzare per (roteato eroe che tatto sacrificava per raggiungere l'unità nazionale. Il processo, che avrebbe potuto assumere grandi proporzioni e divenire, come osservò il Lonza (op. cit., p. 317), pericoloso alla paco del paese non fu mai celebrato: il 5 ottobre veniva promulgata una. amnistia che escludeva soltanto i disertori,