Rassegna storica del Risorgimento
1861-1862 ; GARIBALDINI
anno
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1954
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pagina
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517
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L'attività del movimento garibaldino nel biennio 1861-62, ecc. 517
V.
Ai fratelli italiani
componenti i Comitati di soccorso a Garibaldi
All'appello di Garibaldi tutta Italia si scosse: L'Esule Nizzardo chiamò la Nazione a far si che in Italia non vi fossero più esuli di Provincie italiane: e il popolo Italiano gli diede i suoi figli e i suoi risparmi, onde il programma del 5 maggio si tradusse in un gran fatto.
Noi, invitati da Garibaldi a coadiuvarlo, ci costituimmo in Comitati di Soccorso, e nella sfera delle nostre forze, crediamo aver corrisposto al titolo da noi assunto, promovendo le sottoscrizioni nazionali e l'arruolamento dei militi e curandone la possibile organizzazione e l'equipaggiamento, e infine l'imbarco, malgrado i continui ostacoli, ora patenti, ora occulti, che ci furono opposti.
Questa cooperazione, qualunque ella siasi, ci ha conferito l'onore della solidarietà col Generale Garibaldi e coi 30.000 giovani suoi commilitoni. Tutto ciò che si riferisce a quel Grande e a quei Prodi; tutto ciò che può servire a rendere giustizia alla devozione assoluta, al disinteresse d'antico stampo, all'eroico valore e all'altissimo intento che lo ispirava in quegli uomini; tutto ciò che può colpire, offuscare, menomare la purissima gloria dei soldati di questa crociata, di cui la storia non offre esempio; tutto ciò deve interessarci come cosa nostra. Nella nostra qualità di italiani, di patrioti e di collaboratori abbiamo diritto di dire che tutto quanto riguarda Garibaldi e i suoi, riguarda anche noi, o piuttosto che noi siamo suoi. Se si eccettua la produzione di documenti a titolo di recisa smentita ed accuse speciali, noi rimanemmo impassibili agli innumerevoli attacchi di una sistematica ostilità organizzata contro di noi. Ma allorché si tratta di Garibaldi e dei suoi compagni, non siamo indifferenti, e se qualche immondo rettile alza la schifosa testa e sibila codarde calunnie contro quei virtuosi uomini, dinanzi ai quali la nazione dovrebbe porsi in ginocchio, oh! allora una generosa ira ci assale, e leviamo il piede e schiacciamo sotto il calcagno la velenosa lesta del rettile.
Leggete qua sotto un'anonima corrispondenza dell'Unione, giornale milanese.
Leggete e vi troverete l'arditissimo capitano di Calatafimi e di Milazzo, il soldato che si è rivelato gran capitano a Maddaloni, lo troverete trasformato in un Tamerlano e in un Gengiscano, che fa un prodigioso scialaquo delle vite dei suoi. Leggete e troverete la rapidità delle marcie, causa principalissima delle vittorie di tutti i grandi capitani, gli viene attribuita a delitto e a ignoranza. Misero censore ! il quale ignora, o finge, che se per la rapidità delle marcie Garibaldi giunse sovente eolla metà delle colonne sul campo di battaglia, fu appunto a quella rapidità else si devono la vittoria di Calatafimi, la sorpresa di Palermo, la riscossa di Milazzo, la celeberrima conquista del regno e la dispersione dei corpi nemici: rapidità di marcie che addusse il trionfo d'un'impresa, a compiere la quale un esercito che si movesse secondo le regole dell'Unione avrebbe impiegato dieci volte più tempo, e costato a venti doppi! più vite che non a Garibaldi, e probabilmente, non vi sarebbe riuscito. Leggete e vi troverete i garibaldini dipinti in modo che non sapete bene se siano tuia mandra di pecore, che si muove inconscia dove il bastone del pastore e il mordere dei cani la spingono: o se siano piuttosto una banda di sfrenati fanatici che corre dove la sete di sangue e del disordine la caccia.
Leggete ì suoi ipocriti lamenti sulla sorte dei giovanetti che l'entusiasmo ha strappato ancor troppo teneri alla famiglia, e incapaci di sostenere gli strapazzi della vita del campo, e vi scoprirete l'empio intento di screditare le guerre inizio-