Rassegna storica del Risorgimento
1861-1862 ; GARIBALDINI
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1954
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526
Tommaso Palio
VIL
Genova, 15 ottobre 1861. Agli Italiani,
Se ai pruni Cristiani credenti, se a una Chiesa qualunque, alia Legione Tebana, a un nucleo degli uomini che portavano in cuore una nuova fede, taluno avesse chiesto: chi siete? Quella Chiesa, quel nucleo, quella Legione avrebbero sentito il dovere e l'orgoglio di manifestare la loro credenza e, senza sviarsi a discutere, senza chiedersi vi è opportunità?. Non potremmo noi fare qualche cosa di pia giovevole? Ogni uomo avrebbe alzato la destra a testimonianza e risposto Siamo Cristiani. Con quella potenza di unanime affermazione, mentre i sofisti pagani argomentavano, incerti dell'avvenire, sul da farsi, i Cristiani conquistarono il Mondo alla Croce.
Credenti nella Fede Italiana, uomini di una religione nazionale, il cui sacro simbolo è Roma, noi non sentiamo ancora la potenza di quel bisogno, non sentiamo la forza di vittoria che è nella affermazione di tutto un popolo che invoca il suo diritto; per questo noi ci trasciniamo impotenti di mese in mese, dietro a speranze tradite e a promesse deluse sempre, senza Roma, senza Venezia. Il Governo, non appoggiato dalla energia della Nazione, diplomatizza fiaccamente senza forza contro la muta resistenza dello straniero, senza necessità di assumere linguaggio più assoluto ed i provvedimenti decisivi. Alla Europa, che guarda con diffidenza il prolungato soggiorno dei Francesi in Roma e vorrebbe porgli fine, manca il pretesto per chiedere recisamente una decisione. Nessuno aiuta chi non si aiuta.
Lasciando ora da banda la questione Veneta, che non può sciogliersi fuorché coll'armi, noi abbiamo chiesto all'Italia una manifestazione pacifica a prò di Roma. Ma perchè questa manifestazione riesca al fine voluto perchè dia forza e sprone al Governo perchè costituisca visibilmente l'occupazione in contraddizione con tutto il Paese perchè i nostri amici di Francia possano insistere col loro Governo sulla ingiustizia del prolungato intervento perchè i Popoli e i Governi di Europa abbiano una ferma base alle loro richieste è necessario che la manifestazione sia nazionale davvero; è necessario che sia il grido d'Italia, il plebiscito dei Milioni; è necessario presentare al Governo, alla Francia, alla Europa la protesta per Roma rivestita di un Milione di firme.
Vi è un solo argomento che possa ragionevolmente indugiare il Paese nel compimento di questo dovere?
Nessuno.
Taluni gridano è tempo di armi non di proteste. No; quando ranni dovrebbero rivolgersi contro i soldati che pugnarono fraternamente con noi a Magenta e Solferino quando la guerra sarebbe contro la Francia, la cui maggioranza sente con noi, e non ha bisogno che di nuovi argomenti a insistere con. più vigore l'armi non devono imbrandirsi, se non quando ogni speranza di una soluzione pacifica sia spenta davvero. La guerra è colpa, è pericolo grave, se non comandata dalla disperazione di ogni altro mezzo. Ma quest'armi, ohe pur dovrebbero mostrarsi come sostegno ai negoziati, non indurrete voi più facilmente 1 Governo ad apprestarle, quando avrete passato, per cosi dire, a rivista davanti ad esso un Milione di Cittadini presti a imbracciarle? Non le otterrete voi più facilmente dal Paese, so vi sarete mostrati compatti e volenti? L'Unità,