Rassegna storica del Risorgimento
1861-1862 ; GARIBALDINI
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1954
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pagina
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527
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L'attività del movimento garibaldino nel biennio 1861-62, ecc. 527
manifestala dal voto, non conduco essa rapidamente alla unità delle forze? Non dovete, a procacciarvi l'armi, numerarvi, conoscervi, concentrarvi?
Altri dice: U Governo ci ha promesso Roma; noi Pavremo da esso. Ma ai quale forza può disporre oggi il Governo per mantenere la promessa? Di qualo argomento più potente può esso valersi colla Francia Imperiale, se non mostrandole un Milione di Cittadini insistenti, irrequieti d'indugio, vogliosi del loro diritto? Come ottenne il Governo coopcrazione alla impresa, se non potendo gittare in mezzo alle Conferenze Parigine il grido: o ajuti, o rivoluzione?. Come vinse la riluttanza dello Impero a riconoscere la fusione delle Provincie Centrali, se non colle insistenti, universali manifestazioni della volontà di quelle Popolazioni? Quale fu il linguaggio tenuto nei suoi Dispacci per giustificare l'ingresso delle nostre truppe nelle Marche e nell'Umbria dal Conte Cavour! Noi siamo costretti, (ei diceva) il popolo farà senza noi; meglio è che l'impresa sia compiuta da forze ordinate, Governative. Quel linguaggio contiene il secreto di tutta la politica del Governo. È d'uopo ad esso appoggiarsi in ogni città, per ogni passo innanzi, sulla necessità. Createla dunque, o Italiani, tale necessità al Governo. Date commento eloquente colla vostra voce alle dichiarazioni ministeriali. Voi agirete ad un tempo e per il Governo e per Voi.
L'unica stampa straniera che avversi al nostro diritto, la stampa del Callo-licismo retrogrado, tenta ancora diffondere l'idea che il grido di Roma sia nostra è il grido di una fazione o di una combinazione dinastica. Date una mentita solenne a quella asserzione. Mostrate a tutti che la fazione è un intero Popolo.
I diffidenti dei nostri fatti, gli nomini che ci rendono incapaci di libertà e ci condannano quindi a una tutela incresciosa, allegano che noi, dall'azione Governativa in fuori, non manifestiamo coscienza di vita civile e non abbiamo una potenza di opinione politica ordinata, come nelle Isole Britanniche. Il Milione di firme alla protesta confuterà quella accusa.
Altri ci dicono non uniti, ma smembrati in frazioni e partiti; il Milione di firme insegni ad amici e nemici che dovunque si tratti di onore e di dovere nazionale, noi tutti siamo uno.
Voi dite a Garibaldi Salvateci, guidateci . Ma come può egli guidarvi se non gli porgete un'arma visibile della vostra unione? Se non gli schierate innanzi le forze delle quali Ei potrà disporre? Se esitate a porre il vostro nome dietro il suo nome?
E Roma? Roma, o Italiani, che deve colla sua condotta rendere impossibile il prolungamento della occupazione, Roma che ondeggia fra speranze e sospetti, Roma che ha bisogno di dire a se stessa e ad altrui intorno a me sta l'Italia; io sono il suo cuore dovrà Roma dire che Ventidue Milioni di uomini non hanno dato un Milione di firme alla Protesta che invoca la sua libertà? Non è Roma tutta per Voi? Unità di Patria, fine della guerra civile, che contamina le terre Meridionali, assemblea di Nazione, patto fraterno italiano, ricominciamento della tradizione che ci dava due volte il primato fra le Nazioni, non è ogni cosa in essa? Non vi grida il angue di Locateli!: Protestate?
In nome di Locateli!, di Roma, di Garibaldi, dell'Unità, della Patria nostra, protestate o Italiani. Protestate virilmente, nniversolmcnte. Raccoglietevi in vaste, pubbliche legali adunanze nelle città, portate la Protesta di Villaggio in Villaggio. Chieda il Popolo intiero. Chi negherà?