Rassegna storica del Risorgimento

1861-1862 ; GARIBALDINI
anno <1954>   pagina <534>
immagine non disponibile

534
Tommaso Pedio
I momenti in cui viviamo sono supremi; o l'Italia divisa debole e serva dello straniero, o Unita forte e libera, ecco il terribile dilemma che ci pesa sulla cervice.
Riassumiamo in breve qui appresso e per sommi capi quanto da questo Comi* tato fin'ora si operò per i Comitati filiali, quanto si dovrebbe da questi ultimi. Speriamo dopo ciò vedere svanita ogni causa d'ignoranza, la quale potesse scu­sarvi al cospetto del nostro Presidente nel giorno dell'azione.
Arrestatasi fatalmente la rivoluzione pria di compiere l'opera di redenzione della nostra Patria, i Comitati di Provvedimento che avevano nella insurrezione della Sicilia e del Napoletano coadiuvato il Generale Garibaldi ne1 miracoli di cni furono spettatrici queste terre, ancora fumanti del sangue dei nostri prodi fratelli, rivolsero la loro attenzione alle Provincie rimaste preda della tirannide Austriaca e clericale: si dichiararono Comitati di Provvedimento per Roma e Venezia.
II Generale Garibaldi ne accettò la Presidenza con lettera del 13 gennaio e. a. Questa lettera accompagnata da diversi mandati del Comitato Centrale di Genove ai benemeriti nostri amici Mignona, Saffi, De Boni ed altri, c'indussero a fai piena adesione all'Associazione dei Comitati di Provvedimento col programma del 16 febbraio medesimo anno.
Senonchè preoccupati dell'esistenza di taluni Comitati che s'intitolavano per la Spada di onore di Garibaldi e tentavano d'invadere la giurisdizione e appro­priarsi, senza averne il diritto, il mandato di quelli di Provvedimento, ristemmo per poco dall'opera per provocare innanzi tratto dal Generale nostro Presidente le opportune dichiarazioni ed istruzioni.
poiché i Comitati della Spada di Garibaldi furono sconosciuti e sciolti da Garibaldi, con sua lettera datata da Caprera 28 giugno corrente anno, riprese questo Comitato il suo lavoro organizzativo per le provincie.
Riunitici in seduta generale accettammo, facendo eco al volere del Generale Garibaldi espresso con lettera degli 8 aprile e. a., a Presidente locale il signor Aurelio Saffi, nominammo a vice Presidente il sig. Nicola Mignona, Segrctarii sig. Carlo Gambuzzi, e S. Verratti, a Cassiere il sig. Vitaliano Tìriolo, rannodammo le nostre file con le singole Provincie; giacche in ciascuna di essa contavamo amici leali di Garibaldi, e liberali di azioni, spedimmo mandato per installare Comitati filiali di Provvedimento.
Fornimmo questi ultimi della lettera di Garibaldi del 13 gennaio corrente anno, base e fondamento della nostra associazione, del Resoconto dell'adunanza generale tenutasi il 4 gennaio corrente anno in Genova, delle norme, istruzioni, circolari, ecc. che d'accordo col Comitato Centrale di Genova si comunicarono fin'ora a tutti i subcenirali e filiali della penisola.
Tenemmo con tutti diretta corrispondenza por procedere all'organizzazione delle forze vive di ciascheduna provincia di questa parte Meridionale d'Italia, al che può in breve riassumersi il mandato da noi ricevuto.
Quanto frutto siasi da noi raccolto sin'ora non è mestieri qui di esaminare; giova per contrario, senza tornare sul passato, intendere quale responsabilità pesi sul nostro capo al cospetto del paese e del Generale Garibaldi, poiché ci bastò l'animo d'accettare il suo mandato, e come urga d'essere pari alle grandi difficoltà de* tempi in cui volge l'Italia, preparandoci alle possibili eventualità. Che se il Generale medesimo non c'indicasse vicine, la logica Inesorabile de* fatti che cadono sotto 1 notici occhi, li accerta immancabili.