Rassegna storica del Risorgimento

1861-1862 ; GARIBALDINI
anno <1954>   pagina <538>
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Tommaso Podio
I gravi avvenimenti che tennero dietro a quel decreto ci forzarono di meditare sulla ulteriore attuabilità del programma da noi cotanto lealmente propugnato. Noi ci eravamo proposti di spingere ed aiutare il Governo al compimento del programma nazionale; ed egli, per questo appunto, con armi e decreti ci trailo da ribelli. Noi dovevamo quindi seriamente riflettere sul partito da prendersi per l'avvenire, e perciò aspettammo.
L'esperienza fatta in questi ultimi tempi e la cognizione dei convincimenti politici degli uomini che ci governano ci hanno ormai tolto ogni fede nell'efficacia del loro indirizzo politico. Frattanto il tempo, accumulando le conseguenze di tutti gli errori commessi, ha reso i pericoli da cui è minacciata la Patria ognora più gravi e vicini. Nella previsione di un triste avvenire noi come sempre ricorriamo ai principi. Noi crediamo che la libertà salverà il Paese, e ne riconosciamo nelle Associazioni la più larga e pratica applicazione. L'Associazione è la leva, che il progresso incessante dell'umanità principalmente adopera in questo suo periodo.
Per quanto riguarda il campo politico le Associazioni rischiarano le menti, ispirano la reciproca fiducia, rivelano le speciali attitudini e le forze del Popolo, e preparano gli elementi dell'iniziativa per le grandi imprese, e quelli della nazione riserva, nella quale, in casi di sventura, la Patria possa ancora trovare salvezza.
È necessità pertanto che le Associazioni risorgano dovunque: l'esempio fu già dato e splendido e forte; lo svolgimento della vita democratica non può arrestarsi, ed ogni sua nuova fase deve marcare un progresso.
Se la prima fase della vita collettiva e rappresentativa della Democrazia in Italia si chiuse violentemente pel decreto del 20 agosto, una seconda si deve adesso iniziare coll'ammaestramento dell'esperienza patita e con quello dei tempi che corrono.
Per tanto noi, che, per l'arbitrario decreto, non possiamo oggi, o fratelli, diri­gervi la parola come investiti tuttora del grave ed onorevole mandato della vostra rappresentanza, a Voi ci rivolgiamo unicamente come ad amici, e vi diciamo:
Che nessuno vi ha fra gli nomini di senno, il quale contrasti il naturale diritto dì associazione, sia che lo si consideri in se stesso, sia che lo si voglia compreso nel diritto di riunione, che è letteralmente scritto nello statuto, e che, non essendo limitato nel modo e nel tempo, esprime colla formula più giusta e più ampia ogni diritto di associazione;
Che il voto della Camera del 25 febbraio 1862 sancì il precisato diritto di associazione, e quel voto fu dato anche da coloro che lo smentirono col decreto arbitrario dappoi;
Che la legge stessa proposta dal ministero caduto, per quanto ingiusta ed assurda, non impugnava quel diritto, ma lo voleva soltanto governare, come suole il Radazzi le civili libertà;
Che gli uffici tutti della Camera, col mezzo della loro Commissione Centrale, mutando radicalmente quella legge, ammisero e proclamarono quel diritto, rego­landolo in modo ben diverso di quello che era dapprima proposto.
Che Mino il decreto medesimo del 20 agosto non impugnò il diritto di asso­ciazione, ma per isciogliere le Emancipatrici e loro affigliate addusse a pretesto, che fossero divenute o potessero divenire perniciose alla pubblica sicurezza. E infatti non potè scomporre quelle associazioni anche politiche, le quali provarono di non essere vincolate alle Emancipatrici.