Rassegna storica del Risorgimento

1861-1862 ; GARIBALDINI
anno <1954>   pagina <540>
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Tommaso Podio
avversari suoi; così compreso del debito suo, e tanto sicuro del suo avvenire Noi non facciamo che offrirci compagni all'opera che dobbiamo uniti ricomporr** ed emendare, affinchè sorga ed agisca più coerente ai bisogni dei tempi, ed efficace nei termini e nei modi irreprensibili della legge.
I diritti, le aspirazioni dell'Italia tutti abbiamo egualmente nel cuore e nei propositi nostri: Libertà Unità: voti ed armi di tutta la Nazione, per compiere Tuna, e per assicurare coll'altra la prospera fortuna d'Italia. Tali devono essere i moventi e tale la mira di tutte le associazioni.
Roma e Venezia, sì ardentemente agognate, esprimono appunto: la libertà di coscienza, che è la suprema conquista mondiale, e l'emancipazione d'ogni nostra sudditanza dalla prepotenza straniera.
Ad assicurare la libertà, che et è indispensabile eleménto di vita, di forza e di riuscita per ottenere l'Unità, le Associazioni devono inculcare l'esercizio e la difesa di tutte le libertà già scritte nello Statuto, devono promuoverne nella via regolare tutto lo sviluppo.
La libertà della stampa senza le- vessazioni ed i soprusi governativi, il diritto dì Riunione e di Associazione, la libertà personale, l'inviolabilità del domicilio e della corrispondenza, sono libertà e diritti già acquisiti dal popolo Italiano, che ogni cittadino deve esercitare e difendere, in qualunque modo, dalla violenza del potere.
Né qui deve e può arrestarsi l'opera tutrice e progressiva delle Associazioni, le quali, disseminate in tutta l'Italia, devono altresì discutere e sollecitare tutte quelle riforme che sono i maggiori postulati della democrazia. Quando noi fossimo sì fortunati di ottenerle, avremmo risanate ben altre piaghe che le nostre già antiche; e l'altissimo tema Ila ben degno dell'intelletto e del cuore italiano.
Nell'Associazione noi scorgiamo, o Fratelli, il solo rimedio salutare alle discre­panze e diffidenze che travagliano in oggi gli Italiani; noi ravvisiamo il mezzo di svolgere, chiarire, diffondere il concetto di quei miglioramenti, che devono essere i successivi temi delle leggi nazionali; noi vediamo in essa l'unico conforto possibile allo scoraggiamento dovunque parso da un governo, che in brevissimo tempo ha precipitato il paese dall'umanità di voleri allo stato d'assedio, e mal rispondendo all'entusiasmo unitario di due anni or sono, ha fatto crescere arditi, fra i troppi malcontenti, i propugnatori delle autonomie e della federazione.
Se gli uomini che sono attualmente al potere, i più già noti e provati dagli Italiani, abbiamo ormai appreso quali imminenti pericoli minaccino la Patria; dove e quali siano i veri nemici da combattere; come siano passionate ed ingiuste e piene di tristi eventualità la diffidenza nei liberali e la guerra implacabile che si proclama e si fa ai disegnati del partito d'azione, noi avremmo voluto che un sin­tomo solo ce lo additasse; ma invano lo abbiamo atteso od ora ne disperiamo.
Le animosità partigiane non s'accordano colla politica equità che gli uomini di Governo devono gelosamente mantenere e mostrare. Il mal esempio può provo­care le vendette, e i tempi, corrono rapidi, gli eventi si mutano. A quegli uomini imi che ad altri mai dovrebbe stare a cuore sopra ogni interesse la salvezza e lo sviluppo delle nostre libertà, che Bolo possono renderli forti in seggio e rispettati se cadati.
Egli è pertanto con nuovo e vivo dolore che vedemmo un'altra volta conculcati la. libertà e lo Statuto collo scioglimento delle Associazioni surte recentemente in Palermo ed in Reggio dell'Emilia e colle violenze e cogli arbitrii commessi dal l'autorità politica, giudiziaria e di polizia nella sera del 5 febbraio in Genova.