Rassegna storica del Risorgimento

DONOSO CORT?S JUAN ; STORIOGRAFIA
anno <1954>   pagina <547>
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Donoso Cortes, le sue dottrine, ecc. 547
rava che il nuovo ordine potesse portare ad una sistemazione i gravi problemi che agitavano lo Stato romano ed in tal senso, a partire del 17 settembre 1848, aveva pubblicato su El Faro ima serie di quattro articoli nei quali si illustravano i fondamenti politico-religiosi dell'opera del Papa, se ne consideravano i vari aspetti e si ponevano in risalto gli ostacoli d'ordine interno ed internazionale cui le riforme sarebbero andate incontro. Parti­colarmente rigido appare il giudizio nei confronti dell'Austria.
L'ottimismo di Donoso era andato in pieno deluso, la morte di Rossi e la fuga del Papa mostravano in pieno quanto la politica riformistica si di­mostrasse nei fatti fallace e come anche nel caso di Roma in definitiva sfo­ciasse nella dittatura del pugnale, secondo le ripetute previsioni di Donoso, fermo assertore del convincimento che l'evoluzione del pensiero e della poli­tica liberale, inaugurata dalla rivoluzione francese non avrebbe in definitiva condotto che alla più dura ed alla più demagogica delle dittature dal basso. Anche l'esperimento papale sembrava fallito, non Testava che tentare di rista­bilire l'ordine a mezzo di una dittatura che provenisse dall'alto e che abbat­tesse la dittatura del pugnale, insediatasi nella capitale del cattolicesimo.2'
Le preoccupazioni di Donoso non mutano anche allorché si parla di un intervento europeo per riportare il Papa a Roma. Il 16 febbraio 1849 in una lettera ad un amico 3) studia la situazione europea nei riflessi della questione che gli sta a cuore, e mentre nota che il regno sardo si oppone apertamente ad ogni intervento straniero negli affari italiani, pone in risalto la scarsa effi­cacia di un intervento napoletano nonché l'impossibilità di un intervento combinato sardo-napoletano, reso impossibile dalle oltraggiose condizioni che i sardi imporrebbero al governo del Papa. La soluzione sarebbe nell'in­tervento in solidum delle nazioni cattoliche che dovrebbero in seguito ga­rantire l'indipendenza dei Pontefice ma garantirsi anche, in quanto catto­liche, contro eventuali velleità di un Papa liberale.
Eccettuati quelli di Roma, gli avvenimenti italiani dei 1849 hanno per Donoso importanza ed influenza limitata: il trionfo dell'ordine nelle capitali italiane, essendo solo un avvenimento fortunato, non contribuirà grande­mente al ristabilimento dell'ordine europeo. Vero è che il potere in Europa è ormai caduto dalle mani delle razze latine per passare in quelle delle razze tedesche e slave; la rivoluzione magiara costituisce la prevalente preoc­cupazione di Donoso tanto da fargli scrivere che una battaglia perduta sul Theiss varrebbe più di dieci vittorie in Italia 4) e pertanto critica aspramente gli atteggiamenti del regno sardo e di Carlo Alberto che rendono più grave il compito dell'Austria.
La rivoluzione è domata ormai ma allo spirito europeo di Donoso appare pur sempre tutta la gravità di una situazione solo in apparenza sanata mentre il tremendo problema sta in piedi e l'Europa non sa né può risolverlo perchè oggi in Europa tutti i sentieri, anche i più opposti, conducono alla perdi­zione. ') H tema ispira a Donoso un profondo discorso quello del 3 gcn-
X) Obrm, Tomo 2", pp. 79-109.
2) Obras, Tomo 2, p. 207.
3) Qbrm, Tomo, 2, p. 229 sgg.
D Obra, Tomo 2, pp. 258, 776, 781. 5) Ohm, Tomo, 2, p. 303 agg.