Rassegna storica del Risorgimento
DEMODOSSALOGIA ; CENSURA ; GIORNALISMO
anno
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1954
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pagina
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553
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Opinione pubblica e pubblici poteri nel Risorgimento, ecc. 553
A Modena si ebbero analoghe restrizioni ed in più, a seguito dei moti del 1831, Fondata reazionaria contro la libertà delle opinioni pubbliche fu accompagnata dal favoreggiamento assai accentuato di giornali antiliberali, come La voce della verità, che prese di petto La gioitine Italia di Giuseppe Mazzini e che inscenò una tale campagna di denunce contro L'antologia che il Yieusseux pubblicava a Firenze, fino a provocare l'intervento austriaco per farla sopprimere. Le proteste di Lord Palmerston, per le critiche continue che il giornale muoveva alla politica liberale inglese, giunsero però a farne vietare la pubblicazione.
Nello Stato Pontifìcio vigevano le norme comuni di polizia, rincrudite dopo i moti del 1831. S'incoraggiò in pari tempo la formazione di un'opinione pubblica conformista, giovandosi della propaganda del clero e di alcuni fogli; tra questi tipico un foglio quasi personale di Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, La voce della ragione, che cessò tuttavia le pubblicazioni in seguito alle reiterate proteste di Luigi Filippo re dei Francesi.
Per avere un'idea delle difficoltà in cui dovevano dibattersi i giornali basterà accennare che prima di pubblicarsi dovettero, in qualche periodo, passare il vaglio di ben sette uffici: del censore letterario, del censore politico, del censore ecclesiastico, del vescovo, della polizia, infine del S. Ufficio. E Gregorio XVI papa dal 1831 al 1846 cosi si esprimeva sulla libertà di stampa: Deterrima illa ac numquam satis execrata et detestabilis libertas artìs librariae ad scripta quaelibet edenda in vulgus !.
Finalmente una lieve moderazione si ebbe nel 1847, con disposizioni 15 marzo e 31 dicembre. Fu disciplinata la censura con l'istituzione di appositi consigli di censura di 7 membri, addetti ai vari giornali, con l'obbligo di riunirsi quotidianamente, sebbene nella prassi non dimostrassero zelo eccessivo.
Fra tutti più mite era il controllo delle stampe ed in genere di ogni altra manifestazione delle opinioni pubbliche esercitato nel granducato di Toscana, dove continuarono ad avere vigore i motaproprio del 28 marzo 1743 (preventivo controllo degli scritti da stampare, da parte del consiglio di reggenza, a Firenze; da parte degli uffici del governo in provincia) e del 30 gennaio 1793 (autorizzazione vescovile in materia teologica, oltre il preventivo controllo). Tuttavia l'Austria riuscì, come ricordammo, a fare sopprimere VAntologia del Yieusseux: ne fu pretesto, si sa, un articolo ritenuto pericolosamente liberale, scritto da Niccolò Tommaseo.
Il 6 maggio 1847 il granduca autorizzò la pubblicazione di giornali, purché approvati, a condizione che fosse versata una cauzione e gli articoli fossero sottoposti a revisione.
Le vicende dell'istituto della censura nel campo teatrale non furono diverse da quelle che disciplinarono la libertà d'opinioni nel campo della stampa e del giornalismo stampato in particolare.
Affidata, nel LombardoVeneto a funzionari politici, negli Stati della Chiesa a funzionari ecclesiastici, negli altri stati italiani a censori per lo più laici, una rigorosa censura teatrale fu esercitata preventivamente, in tutto questo lasso di tempo, con. criteri spesso gretti ed indisponenti.
Del resto, come ogni altra forma giornalistica, il teatro in questo periodo segnò i suoi fasti più gloriosi nella lotta contro la cecità di governanti che soffocavano la libertà e l'indipendenza dei popoli e delle nazioni,