Rassegna storica del Risorgimento
DEMODOSSALOGIA ; CENSURA ; GIORNALISMO
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1954
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555
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Opinione pubblica e pubblici poteri nel Risorgimento, ecc. 555
Con Legge 17 maggio successivo fu disciplinata l'intera materia, richiedendo fra l'altro la richiesta delle assemblee politiche per poter procedere a causa di offese alle medesime. Il popolano. Il corriere livornese e molti altri fogli iniziarono lunghe discussioni sul problema della libertà di stampa, finché H granduca fuggì e l'Austria invase il territorio.
Col ritorno dei Lorena furono applicate diverse restrizioni. Il Decreto 22 setrembre 1850 sottopose al ministero dell'interno l'autorizzazione a pubblicare giornali o periodici in genere limitatamente a quei luoghi dove risiedesse un governatore o prefetto, ai quali era data facoltà di sequestro ; la concessione poteva essere sospesa fino ad un mese dal ministro, revocata dal consiglio dei ministri.
A Panna e Piacenza fu pure ripristinata, con Decreto 25 giugno 1852, una commissione di censura di 17 membri, fra i quali furono distribuite le zone di giurisdizione del piccolo stato.
A Modena riebbe vigore un ordinamento analogo, applicato con quel rigore caratteristico dei governanti di quel ducato.
Nel 1859, a Modena, il teatro Comunale (già chiuso per ordine ducale nel 1831 in seguito ai moti menottiani e riaperto qualche giorno dopo con un' allarmantissima manifestazione popolare di italianità) fa definitivamente demolito e spietato fu il controllo sugli spettacoli (già i teatri S. Rocco e Scoz-zetti erano stati fatti chiudere perchè sospettati di liberalismo i dilettanti che li gestivano). Sotto la cenere, animata da Paolo Ferrari, mantenne tuttavia accesa la brace del patriottismo la Società Filodrammatica, che dette diverse significative rappresentazioni nell'omonimo teatro.
A Venezia, dove il 20 marzo 1848 era stato pubblicato il manifesto imperiale che, troppo tardi, aboliva la censura sulla stampa; questa come ogni altra espressione di opinioni pubbliche fu praticamente libera, in quella meravigliosa Repubblica di S. Marco, che riallacciandosi al suo glorioso passato, s'era rinnovata negli istituti e nei fini decisamente nazionali, fino a costituire il più luminoso faro che indicasse agli Italiani la via dell'indipendenza e dell'unità nazionali.
Quando, il 29 marzo 1849 dittatore Manin , Niccolò Priuli raccomandò all'Assemblea una legge sulla stampa, con 39 voti contro 36 non fu accettata la proposta, ritenendosi superflua un'apposita legge e sufficiente la legislazione penale e di polizia.
Dopo il ritorno dell'Austria, il codice di polizia e l'ordinanza imperiale del 6 luglio 1851 dettero, insieme alla ripristinata legge del 1815, una nuova disciplina alla materia interessante la stampa periodica. E naturalmente tali norme ebbero vigore anche in Lombardia.
Fu pertanto accordata al luogotenente la facoltà di sospendere fino a 3 mesi, dopo due avvertenze scritte , quei periodici che si fossero espressi in modo da ledere la religione e l'ordine pubblico- Al consiglio dei ministri era data facoltà di prorogare la sospensione.
In Piemonte Carlo Alberto aveva concesso il 4 marzo 1848, lo statuto e, conseguentemente, firmò il 26 marzo uno speciale editto sulla stampa.
Intanto, da Vienna, era giunta in Lombardia notizia dell'insurrezioue ed i milanesi avevano fatto le famose barricate. Il re s'apprestava ad entrare in campo. Nell'aflrettarc la propria fusione col Piemonte, Milano che appena allora aveva avuto garantiti dalTimperatoro libertà di stampa, diritto