Rassegna storica del Risorgimento
DEMODOSSALOGIA ; CENSURA ; GIORNALISMO
anno
<
1954
>
pagina
<
558
>
558
F. A. Perini Bembo
Cavour prendesse adeguati provvedimenti. L'astuto diplomatico italiano non si lasciò piegare, ma lfambaseiatorc tornò alla carica e, molto esplicitamente, chiese la soppressione de L'Italia del popolo per inibire i conati mazziniani, lo sfratto di Aurelio Bianchi Giovini e di altri turbolenti fuorusciti dal Piemonte* il divieto a tutti costoro di scrivere nelle effemeridi politiche, infine norme precise le quali consentissero i procedimenti senza querela di parte e concorso dei giudici del fatto, per offese a sovrani e capi di governo esteri.
Il Cavour si destreggiò abilmente, ma non potè dimostrarsi del tutto contrario, per non perdere l'appoggio della Francia. Si ebbe così il progetto De Foresta del 17 febbraio 1858, contro il quale parlarono Brofferio, Gastal-dettj, Valerio, Mellana, Casarcto, Pareto, Depretis; il 16 aprile Cavour, Ma-miani e Farmi misero tuttavia in evidenza la nefandezza dei delitti politici; dopo di che il progetto fu approvato con 128 voti su 157. La giuria fu riformata (mediante la scelta, in luogo del sorteggio, dei giurati) ed al governo fa accordata la facoltà del preventivo sequestro degli stampati.
Il governo liberale si giovò più volte di questa facoltà: per esempio L'Italia del popolo sostenne 150 sequestri in 8 anni, di cui oltre 50 solo dal febbraio all'agosto 1858, finché il giornale che giunse ad avere 4 gerenti successivamente nominati e successivamente imprigionati fu costretto al silenzio. Ne questa severità di provvedimenti si esauri nei primi decenni: basti citare la nuova Italia del popolo che Dario Papa intraprese a pubblicare a Milano: ebbene, fra il 1901 ed il 1904, essa subì ben 29 sequestri.
Nel rilevare l'impossibilità di conciliare soddisfacentemente la libertà di stampa con la repressione degli abusi, Cavour individuava la chiave di volta del problema affermando che libertà e responsabilità sono due cose che non possono andare disgiunte l'una dall'altra. Non era certo, questa, una trovata, ma era una verità tanto antica quanto caduta nel dimenticatoio. "
Mancanza di responsabilità effettiva fu attribuita al gerente responsabile, contro il quale, fin dallo scorso secolo si scagliarono gli strali di giornalisti, uomini politici ed altre eminenti personalità d'ogni colore. In realtà la questione era lievemente diversa, riguardando non tanto una responsabilità di fatto che corrispondesse a quella giuridica del gerente o dei singoli giornalisti, quanto la scelta del gerente e la dignità che pure è responsabilità dei giornalisti qualificati tali. È ovvio che Camillo Benso di Cavour, che si firmava direttore estensore in capo e gerente del Risorgimento era un gerente ideale; mentre si lasciava la possibilità a fogli diffamatori e tendenziosi di rendere responsabile di quanto pubblicavano soltanto il gc-
1) È HÌguificuLivu una lettera che quel santo padre del liberalismo che fu il Cobden scrisse il 4 dicembre 1867 da Midhurst al sno amico Mowatt (la cita Luigi Federzoni in un discorso al senato): Quello che voi dite intorno alla stampa è purtroppo vero. Taluni scrivono senza SI minimo sento di responsabilità. Questo è un sistema estremamente demoralizzante. Ti riferirò un aneddoto in prova di quello che dite. Il compianto Lord Aberdeen visitava spesso il vescovo di Oxford in queste vicinanze. In due occasioni m'incontrai con lui ed ebbi una lunga e confidenziale conversazione. Tutte o duo le volte egli mi dichiarò enfaticamente che la stampa lo aveva spinto alla guerra contro la Russia, che egli caratterizzava come la meno necessaria e la più inutile delle guerre di tolta la nostra storia. Non fu il popolo egli diceva , buonissimo finché non e eccitato, non il parlamento a l'aristocrazia o la corte, ma la stampa che mi costrinse a fare la guerra.