Rassegna storica del Risorgimento
MARINA AUSTRIACA
anno
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1918
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pagina
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248
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MS
Q. Gtm-M
presentarono ai loro capi e annunziarono che, avendo appreso come la loro regione non facesse più parte dell'Austria, essi non si consideravano più come sudditi austriaci e non intendevano più vestire austriache divise. Tegetthoff minacciò di trascinare dinanzi al tribunale di guerra chiunque osasse proferire propositi simili...-.-. v *t
Bai canto nostro opiniamo invece che Tegetthoff, nel proporre a Vienna lo sbarco dei marinai veneti dalla flotta, ubbidiva ad un semplice concetto di sicurezza interna. Egli aveva certamente presente il latto che nel 1848 gli equipaggi veneti sulle navi rimaste all'Austria, dopo la rivoluzione di Venezia, vennero per misura d'ordine, e non per altro, sbarcati ; come pure non doveva avere dimenticato i 14 marinai veneti, che dalla goletta Elisabetta, di stazione a Costantinopoli,-sbarcati per lo stesso motivo d'ordine interno, andarono tutti ad offrirsi al ministro sardo, per essere avviati in Italia a combattere sotto Carlo Alberto.
Le cose, circa lo sbarco dei marinai veneti dalla flotta, sono - a nostro avviso - ben diverse da quelle rese note al pubblico da A. Lu-zio. Dare poi fama al Tegetthoff d'avere sentimenti liberali e democratici ci sembra una ironia. La mentalità dei militarismo austriaco non comporta simili debolezze. In TégcsltholT si può apprezzare il soldato, ma dargli fama di liberale e di democratico significa ingiuriare lui e la verità della storia.
2 Il 27 giugno, ad ostilità iniziate, Tegetthoff compie su Ancona la famosa ricognizione, tanto ed in vailo modo stata discussa.
Schematicamente procedette cosi : il 24 telegrafa all'arciduca Alberto, comandante in capo dell'esercito austriaco nel Veneto e dal quale la flotta dipendeva, chiedendo poter fare una ricognizione sulle coste nemiche. L'arciduca risponde due giorni dopo, il 26, accordando il permesso, con la riserva esplicita di non compromettere la flotta. 11 7 alle ore 5 del mattino, con gran parte della sua flotta, è in vista d'Ancona. Con grande sua sorpresa vi scorge la flotta di Persano, giunta colà la sera del 26, tutta intenta a smontare e montare artiglierie, a smontare e montare macchine, a rifornirsi d'ogni cosa: breve, in disordine. Tegetthoff s'avvicina a tre miglia dalla costa; arresta la marcia; sosta due ore, durante le quali osserva il nemico, che cerca di ordinarsi, per poi porsi sotto la protezione delle battello costiere; indi, senz'altro, si ritira là donde era partito.
Questa ricognizione, cosi come fu condotta, non risparmiò a Tegetthoff la censura, da parte della critica, di non aver attaccato sotto Ancona il nemico. Senonchè a darle rilievo favorevole, ad esaltarla, fummo precisamente noi. Tegetthoff ha sfidato Persano, si disse e si ripete; la sfida, da quest'ultimo non raccolta, ha signifi-