Rassegna storica del Risorgimento
DEMODOSSALOGIA ; CENSURA ; GIORNALISMO
anno
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1954
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pagina
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561
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Opinione pubblica e pubblici poteri nel Risorgimento, ecc. 561
Crispi (1875), Nicotera (1877), Bonacci (1898), Pelloux (1899); ma nessuno fu tradotto in legge.
In queste condizioni si giunse alla prima guerra mondiale, che provocò provvedimenti di secondaria importanza nel campo della stampa e della propaganda, salvo la censura preventiva, temporaneamente imposta dalle circostanze e che fu estesa del resto sebbene per scopi in gran parte differenti anche alla corrispondenza privata.
Nel dopoguerra lo sbrigliarsi delle varie correnti politiche, le difficoltà economiche e la disoccupazione furono cause favorevoli alla più sfrenata licenza di opinioni, che si espressero in ogni forma ed in ogni tono, determinando esigenze che furono interpretate dalla legislazione successiva, infor mata ad una nuova concezione politica.
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La libertà di esprimersi delle opinioni pubbliche fu e permane anche oggi ancor più. ostacolata nella forma teatrale del giornalismo. Si è sempre ritenuto il teatro un veicolo più celere se non più efficace della stampa. Caratteristico del periodo risorgimentale fu però l'accentuato rigore della censura, che negli Stati Pontifici, nel LombardoVeneto, a Modena in Toscana, nel Napoletano colpì spesso innocenti programmi, parole, frasi, ritenuti pericolosi solo perchè nell'interpretazione degli spettatori avrebbero potuto essere sconvenientemente attribuiti all'indirizzo di alti personaggi della vita politica; perfino vesti e sceneggiature, esclusivamente per certi loro colori, si sa che furono considerate provocatorie.
Ciò non toglie però che sfuggissero troppo spesso allusioni ingegnose (è comunemente noto il grido di W V. E. R. D. I. per significare W Vittorio Emanuele re d'Italia), felici combinazioni o frasi molto significative anche se meno palesi. Tutto il teatro romantico (per esempio la Francesca del Pellico, le tragedie del Niccolini, ecc.) aveva avuto essenzialmente un contenuto giornalistico, costituendo una documentazione importantissima per la demodossalogia dell'epoca. Così che autori, attori ed attrici poterono essere spesso considerati una specie di giornalisti politici (la grande attrice Ristori fu chiamata dal Cavour ambasciatrice d'Italia) ed anche contro di essi si acuì la rabbia della polizia.
Dopo il 1860, come accennammo, la censura preventiva fu mantenuta; in pratica però fatta eccezione delle province non ancora annesse al regno d'Italia essa fu esercitata con una certa larghezza, soprattutto colpendo
a. 12 per il Napoletano e )a Sicilia; B. D. 22 agosto 1866 tu 3163 per le Province Venete e Mantova; R. D. 19 ottobre 1870 n. 5940 per la prov. di Roma (seguito: dal R. D. 19 ottobre 1870 n. 5961 che esentò la tipografìa pontificia e le suo pubblicazioni - o quelle di enti e uffizi dipendenti dalie disposizioni contenute negli art t. 51 e 63 della L. di P. S. e nella L. sulla stampa; dalla L. 13 maggio 1.871 n. 214 che parificò ai reati commessi contro il re o contro diplomatici esteri presso il regno d'Italia quelli commesti contro il sommo pontefice o contro diplomatici esteri presso ù Vaticano).
Successivamente si sono avuti il R. D. 19 giugno 1921 , 917 per la Venezia Tridentina, la Venezia Giulia, Zara e Lngostn; il R. D. 2 ottobre 1924 n. 1656 per Fiume; i provvedimenti che avevano esteso tale giurisdizione ai territori di Nizzn, della Corsica e della Dalmazia durante la guerra 1940-43. Oltre la legislazione aulla stampa introdotta nelle colonie italiane, neh"A. 0, L, in Albania.