Rassegna storica del Risorgimento
1865-1871 ; LAMBERTI GIUSEPPE
anno
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1954
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pagina
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577
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Un carteggio inedito di Giuseppe Lamberti 577
conto; la più forte dopo quella mi tormentò dopo che si perde la vista delle coste d'Italia: qual tortura, mia cara, è l'abbandonare il proprio paese ! . Con l'arrivo a Marsiglia incomincia il secondo esilio di Giuseppe Lamberti, esilio ben più doloroso del primo, in un paese che si mostrò ostile, fin dai primi giorni, ai rifugiati italiani. Oltre alla lontananza dalla patria, il pensiero del vecchio padre, rimasto a Reggio ed esposto continuamente alla vendetta di Francesco IV, affliggeva il Lamberti, il quale si mostrò pronto a rientrare in patria come ostaggio, purché il padre fosse lasciato tranquillo. E della sorte di questi interessò Costanza Lamberti ed i comuni amici di Firenze, invitandoli ad intervenite in favore del vecchio ed a farne esaminare la condotta privata, civile e politica.
Nei primi anni della residenza di Giuseppe Lamberti in Francia le lettere a Costanza Lamberti sono numerose. I giudizi che troviamo in esse sul governo di Luigi Filippo e specialmente sulle condizioni di vita degli esuli italiani sono molto interessanti. Interessanti sono anche gli accenni al culto che si conservava a Marsiglia ed in tutta la Francia verso Napoleone: Qui tutti i librai che sono fitti, fìtti ed i mercanti di stampe hanno carte e ritratti che rammentano il grand'uomo ed il busto si vede quasi per tutto , scriveva, ad esempio, il 30 giugno 1831.
Gli esuli non erano veduti con simpatia dagli abitanti e tanto meno dal Governo, che aveva già destato delusioni ed antipatie per il mancato intervento in Italia durante i moti del *31. Il Re di Francia aveva fatto nuove e pressanti domande per la liberazione dei prigionieri, che si trovavano a Venezia in mano austriaca, forse solo per un senso di pudore, che, a detta del Lamberti, avevano perduto invece totalmente i suoi ministri. Viviamo qui in tormentose angoscie, ora nuove buone, ora cattive: si parla di un cambiamento di ministero, è giunta la nuova della guerra in favore de' Belgi, ma sono tutte cose vaghe, e che non hanno grand'influenza per noi..., osservava il Lamberti il 7 agosto 1831. Più volte egli insiste sulla delusione suscitata in lui dai Francesi, che aveva creduto i primogeniti della civilizzazione, e dal loro atteggiamento ostile verso gli Italiani: Nessun Francese offre a noi nemmeno una sterile compassione: son tre mesi che fl. Governo non paga i promessi sussidi, ed i nostri gemono nella miseria, e martoriati nel cuore pei mali della patria sentono a premio dell'amore pel loro paese il tormento della fame. *) Alcuni degli esuli, però, non erano degni di aiuto: il Lamberti riconosceva ciò onestamente e si rammaricava che confondendo alcuni cattivi coi molti onesti e delicati, i buoni fossero sfuggiti da tutti, specialmente in questa città tristissima a)
Il 7 agosto 1831, ritornando ancora una volta sul disprezzo mostrato in Francia contro tutti gli Italiani, il Lamberti raccontava l'episodio di Macon, del quale troviamo un'eco anche nell'epistolario di Mazzini: ... ultimamente a Macon uno scellerato ha commesso un assassinio brutale contro uno che sortiva da una festa a cui il primo non era stato invitato; la popolazione si sollevò in massa e voleva trucidare tutti i seicento Italiani ohe sono colà; bisogna confessare ohe vi sono in buon numero dei birbanti mescolati fra noi, ma una nazione civilizzata dovrebbe fare delle distinzioni. Lo stesso
1) Giuseppe Lamberti à Costanza Lamberti, Marsiglia 28 febbraio 1832.
2) Giuseppe Lamberti Costanza Lamberti, Marsiglia 16 luglio 1831.