Rassegna storica del Risorgimento
1850-1860 ; NAPOLEONE III ; MAZZINI GIUSEPPE
anno
<
1954
>
pagina
<
582
>
RAPPORTI E CONTRASTI -FRA NAPOLEONE III E MAZZINI NELLA. POLITICA EUROPEA FRA IL 1850 E IL 1860
Ho rilevato più volte, da circa vent'anui a questa parte, la svolta della storia europea da prima a dopo il 1848. Mentre prima abbiamo una antitesi netta fra i movimenti nazionali-popolari e la politica dei governi, dopo, passato un breve periodo dì piena reazione, questi governi compiono un'opera di accostamento a quei movimenti medesimi, mirando ad accontentarli in una certa misura, e al tempo stesso a padroneggiarli. Non abbiamo più l'Europa dei re (assoluti); ma non subentra neppure l'Europa dei popoli, signori interamente di sé e associati fra loro, immaginata e propugnata dalla democrazia europea prequarantottesca. La quale democrazia, peraltro, continua ad esercitare una forte influenza per le nuove realizzazioni nazionali.
In questo processo storico si possono scorgere due protagonisti, ideali e reali: Napoleone III e Mazzini. Il secondo rappresenta la continuazione dell'indirizzo democratico prequarantottesco, il primo il nuovo indirizzo governativo. Fra i due indirizzi, l'incontro e lo scontro fu, nell'intenzione dei due protagonisti, di antitesi netta, cruda, totale; nel fatto, contrasto e confluenza si intrecciarono, modificandosi l'uno e l'altro indirizzo alla stregua dei fatti. Vorremmo illustrare brevemente tutto ciò, limitandoci per mancanza di spazio e di tempo al periodo 1850-1860.
* * *
Mazzini aveva scritto nel 1838 (E. N., XVII) un saggio su Luigi Napoleone allora fuoruscito a Londra, dopo il colpo fallito di Strasburgo in cui diceva che egli era fra tutti i pretendenti quello dotato di un maggior numero di qualità personali; e aggiungeva: unisce in se stesso, per quanto è possibile, le idee moderne di libertà con l'ambizione per il potere ereditario. Concludeva, dopo questi giudizi benevoli, di non credere all'avvenire del bonapartismo. E come avrebbe potuto crederci lui, nemico dei compromessi, persuaso della vittoria immancabile e prossima dell'Internazionale dei popoli su quella dei re ?
Venti anni dopo, nel luglio 1859 (Il colpo di stato europeo*. E. N., LXTV), il verdetto su Napoleone suona invece spietata condanna: L'ingegno di Luigi Napoleone è l'ingegno dello Spirito dei male. Condannato a ignorare o fraintendere i germi del bene, gl'istinti sublimi che fremono nel core degli individui e delle nazioni, egli è maestro nella conoscenza d'ogni egoismo, d'ogni interesse, d'ogni trista tendenza, d'ogni bassa passione che travia quegli istinti Come il tentatore, ei fiuta la colpa o la debolezza che vi trascina. E non può fondare, ma sa dissolvere. In questo sta il segreto della sua durata. Una politica francamente, arditamente, logicamente morale lo condannerebbe a pronta rovina. L'insistenza della povera smembrata Italia a volere Unità bastò a scomporre tutti i disegni dinastici di Luigi Napoleone in Italia (pp. 78-79).
Non ci arrestino, nò ci ingannino, i termini morali, anzi moralistici, di questa invettiva mazziniana. Nel suo linguaggio, essa contiene elementi di una interpretazione esatta, penetrante, della politica napoleonica, dei suoi