Rassegna storica del Risorgimento

1850-1860 ; NAPOLEONE III ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1954>   pagina <584>
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584 Luigi Salvatorelli
serio se altro fosse stato l'indirizzo e l'ordire dei governi e dei popoli. Anche nei limiti di fatto, essa politica concorse efficacemente ai risultati raggiunti, alle trasformazioni avvenute. Mazzini, cioè, di fronte a Napoleone ITI non rappresenta l'utopia di fronte alla realtà, ma una politica di fronte a un'altra. E le due politiche, pur diverse e contrastanti, avevano un fondamento di fatto comune, nonché una comune ispirazione ideale.
Aveva torto Mazzini ma era un torto inevitabile dell'uomo d'azione affermando che Napoleone IH era uomo di semplici interessi e non di principi, un corruttore e un dissolvitore, anziché un costruttore. Napoleone III aveva anch'egli ideali; e non erano, in ultima analisi, tanto lontani da quelli di Maz­zini. Bensì, non aveva tanta fede quanto lui nel binomio: Dio e Popolo; e questa mancanza di fede gli faceva passare i suoi ideali allo staccio del­l'ordine autoritario, cesareo. La diffidenza dell'elemento popolare, rimpro­verata dal Mazzini a lui e a Cavour, era reale in ambedue. Mazzini, a sua volta, sopravalutava la capacità d'iniziativa, la forza insurrezionale dei popoli.
Quanto terreno ci fosse comune fra le due parti, si potè scorgere nella prima fase, per l'appunto, della guerra d'Oriente (prima che si imbottigliasse definitivamente nella penisola del Mar Nero). Vi furono in quella prima fase una accentuazione di idealità liberali in contrapposto al dispotismo =*= civiltà occidentale contro Oriente e accenni a fare appello al movimento di libe­razione dei popoli. Ciò che la Francia non aveva fatto nel 1848 e della cui mancanza, secondo Mazzini, il dispotismo imperiale era espiazione avreb­bero fatto adesso Francia e Inghilterra congiunte. E che altro chiedeva Maz­zini ? In tal caso, il suo piano della triplice insurrezione contemporanea, ita­liana, ungherese, polacca (non senza qualche contorno danubiano, balcanico, e nordico: c'era anche la Finlandia) diveniva quanto di più realistico si può immaginare, II governo inglese, scrive Mazzini nel gennaio 1854 (E. N., L, p. 227), crede nella nimicizia dell'Austria, epperò, senza far nulla che lo com­prometta, desidera vivamente moto italoungherese... promette simpatia ed aiuti se facciamo. E nel febbraio (ivi, p. 262): io lavoro perchè l'Austria sia tratta a smascherarsi... Dove l'Austria si smascheri, (il governo inglese) agirà a sommuovere Italia e Ungheria. E concludeva: Bisogna... rubar l'iniziativa ai governi. E nel marzo (ivi, p. 323): Le potenze non sono rivoluzionarie; accetteranno l'insurrezione, non la promuoveranno mai. E nel giugno 1854 insiste che bisogna agire mentre l'Austria non conta alleati (E. N., LI, p. 223).
L'Austria scelse l'alleanza occidentale, sia pure rimanendo con le armi al piede: e le due potenze occidentali preferirono la via minoris resistentiae. Scelta politicamente comprensibile; ma non ne diviene utopistica l'opposta scelta propugnata da Mazzini; e anzi l'alternativa mazziniana minacciante nello sfondo contribuì indubbiamente alla condotta austriaca. La quale a Bua volta segnò la fine della Santa Alleanza, il divorzio fra Russia e Austria: fatto capitale per l'unità italiana e germanica.
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Il Mazzini, che sapeva benissimo scorgere, e anzi che antivedeva, la realtà dei fatti nelle grandi lince, vide venire mese per mese l'intesa austro-occi­dentale; e fece del suo meglio per prevenirla agendo sull'opinione pubblica