Rassegna storica del Risorgimento
1850-1860 ; NAPOLEONE III ; MAZZINI GIUSEPPE
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1954
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585
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Rapporti e contrasti fra Napoleone IH e Mazzini, ecc. 585
inglese. Sarebbe stato un delitto e un errore sacrificare all'Austria nazioni alleate naturali dell'Inghilterra. La quale Inghilterra avrebbe dovuto invece chiedere all'Austria di ritirarsi dai principati danubiani; fare appello alla Polonia costituendo una legione polacca; far entrare nell'esercito turco ufficiali ungheresi, italiani, e tedeschi (E. N., LUI, p. 283 sgg.).
Venuta l'intesa austro-occidentale, suggellata dall'adesione del Piemonte, il Mazzini non abbandona il suo disegno rivoluzionario nazionale-internazionale: non potendo più inserirlo direttamente nella trama della politica francoinglese, vuole realizzarlo ai margini, facendo una sua guerra parallela. E anche adesso punta su elementi reali: l'Austria è impegnata più che mai in Oriente; la Francia non ha forze disponibili per aiutarla in Italia, tanto che anzi ne ritira da Roma (E. N., LIY, p. 23); il governo inglese ha negato recisamente in parlamento (E. N., LUI, p. 295) di aver preso con l'Austria un qualsiasi impegno in questo senso. Kossuth ha dichiarato che, movendosi l'Italia, l'Ungheria seguirebbe (E. N., LII, p. 272); in Tessaglia serpeggia l'insurrezione greca, la quale dovrebbe, ingrossando, costringer l'Austria e invadere Serbia e Bosnia (E. N LII, p. 272; LIII, p. 259). Mazzini aveva compiuto, dopo il 1849, tutto un lavoro rivoluzionario europeo, dalla Spagna alla Grecia e alla Polonia (E. N., LI, p. 32 sgg.): e tornava ad affermare (E. N., LIV, p. 80) che nelle attuali condizioni una insurrezione italiana sarebbe stata la scintilla per un incendio universale.
Indubbiamente, egli si esagerava gli effetti europei (e anche quelli italiani) del suo lavoro; e talora confessava, di non avere sufficientemente in mano i fili (E. N., LII, p. 53). Tuttavia non sognava: i motivi di agitazioni, i fermenti e gli inizi di queste c'erano, e la congiuntura europea era propizia. Né certo vedeva male anzi, era profeta annunciando (E. N., LIV, p. 138): se si fa la pace, l'Italia è perduta finché piaccia alla Francia di ridestarsi. L'iniziativa italiana, cioè, svaniva una volta di più.
Egli anzi giunge, in questa seconda, o terza, fase della guerra d'Oriente, a fare della Realpolitik, cercando di prospettare perfino ai russi l'utilità di un moto italiano che paralizzerebbe Piemonte e Francia (E. N., LIV, p. 276). E in Inghilterra c'è chi l'accusa addirittura s'intende falsamente di essere al soldo della Russia (ivi, pp. 277,312,317; e cfr. Appendice,p. 371 sgg.).
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Il concetto politico di Mazzini è compendiato nell'articolo II dovere del luglio 1855 (E.N., LV). La diplomazia non può, per compiacerci, mutare la Carta d'Europa, annientare i titoli in virtù dei quali essa vive, suicidarsi per noi. Occorre compierò i fatti dei quali essa si acconcerà a tener conto, e così sarà anche possibile, dividendola, impaurendola, trarre qualche utile da lei (ivi, 193). Ci vuole prima l'insurrezione popolare, da cui la monarchia piemontese possa dirsi costretta a seguire
Non si è prestata finora abbastanza attenzione al fatto ohe il piano di Plombières per la guerra all'Austria rappresentò da parte di Napoleone III e di Cavour l'adozione, in pieno, di questa direttiva mazziniana: salvo, naturalmente, ohe l'insurrezione (in Lunigiana) sarebbe stata preparata dallo stesso governo piemontese, ma grazie al concorso degli elementi rivoluzionari preesistenti.