Rassegna storica del Risorgimento

1850-1860 ; NAPOLEONE III ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1954>   pagina <586>
immagine non disponibile

586 Luigi Salvatorelli
Le cose poi si svolsero diversamente: alla guerra si arrivò attraverso le vie normali diplomatiche. Si sa la condanna recisa pronunciata da Mazzini dell'alleanza napoleonicosabauda. Non è invece avvertito generalmente che questa condanna non è ispirata soltanto dai due motivi ideali, dell'avversione al tiranno, e della mancata iniziativa popolare. C'è anche tutta una con­cezione di politica europea. L'Europa, ritiene Mazzini, è preoccupata dell'im­perialismo napoleonico, non intende subirlo. Se l'Italia risorge e si riassetta per opera e a prò di codesto imperialismo, essa rischia di esser coinvolta nel­l'avversione al medesimo: avversione che potrà anche portare a una guerra europea. Al posto dell'Italia monarchico-confederale di dominazione napo­leonica, occorre l'Italia popolare una, che dia all'Europa affidamento di indi­pendenza dalla Francia, di libero equilibrio europeo.
Nel 1859 e 1860 è questo il motivo politico conduttore dell'azione mazzi­niana: e occorre rinviare passim ai volumi dal LXII al LXYI dell'E.N. Essa trovò la sua spinta massima, per contraccolpo, nell'arresto della guerra a Vili arranca: arresto di cui il fattore precipuo fu precisamente quella oppo­sizione antinapoleonica di cui Mazzini parlava. Questi vide, o previde, anche il contrasto sempre dello stesso carattere tra i gabinetti di Londra e di Parigi per l'annessione della Savoia; e tutta l'attività mazziniana per l'esten­sione dell'insurrezione nell'Italia centrale e meridionale estensione da cui uscì l'unità d'Italia s'inquadrò perfettamente con la politica inglese favo­revole all'unità medesima, appunto per sottrarre la penisola all'egemonia francese. La famosa circolare Russell del 27 ottobre 1860, proclamante il diritto di autodecisione del popolo italiano, fu l'adesione della diplomazia alla campagna condotta in Inghilterra nel decennio 1850-1860 da Mazzini perchè il governo inglese assumesse il principio del non intervento a perno della sua azione internazionale.
Sarebbe tuttavia errato concludere da ciò che il regno d'Italia sorto nel marzo 1861 rappresentasse, per la politica europea, una vittoria anglomaz­ziniana (se così possiamo esprimerci) contro Napoleone III. Se, davvero, questi avesse voluto impedire l'unità italiana, i mezzi non gli sarebbero man­cati. Invece, egli tenne il suo scudo protettore sulla formazione di quell'unità di fronte all'Austria, sia pure con il concorso della politica antiaustriaca di Pietroburgo. Napoleone III, schiettamente favorevole alla nazionalità ita­liana, non era avverso per principio aU'unincazione della penisola; ma, non diversamente da Cavour e dagli uomini di governo in genere, era favorevole ai compromessi e alle graduazioni. Qui, però, aveva visto più a fondo il loro antagonista, Mazzini, quando nel febbraio 1859 aveva scritto che l'Europa era adesso disposta ad accettare, di buona o mala voglia, il moto unitario italiano, ma non accetterebbe una serie di rivoluzioni (E. N.t LXII, p. 195).
La politica del compromesso gradualistico, invece, trionfò sull'integra­lismo mazziniano riguardo all'Europa orientale tra il Baltico e l'Egeo. Il nesso fra la rivoluzione italiana e quelle polacca, ungherese, jugoslava, ru­mena, serba, ecc. rimase soffocato in germe; e persistettero i tre imperi assolutistici e antinazionali, russo, austriaco, turco* Ultimo risultato di tale persistenza, la guerra del 1914, e quel che le tenne dietro, fino ad oggi.
LUIGI SALVATORELLI