Rassegna storica del Risorgimento
GIACOBINI
anno
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1954
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pagina
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598
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598 Giorgio Vaccarino
chiamava anarchici, invocavano distribuzioni di armi sulle piazze di Milano per resistere agli austro-russi avanzanti; mentre gli uomini del Direttorio e i loro amici notabili si affrettavano a porre in salvo i loro beni o le acquisite spoglie. E interessante questo scorcio di lotta sostenuto in una grande città che stava per essere invasa dai restauratori asburgici: Patrioti accorsi da diversi dipartimenti della Cisalpina scriveva il testimone francese erravano nelle vie di Milano e chiedevano invano di combattere per la patria, mentre il pericolo cresceva, i vulcani controrivoluzionari esplodevano in ogni parte, i preti, i nobili, i monarchici cospiravano in segreto, mentre in pubblico divulgavano che non v'era nulla da temere, che tutto era tranquillo e sostenevano nei loro discorsi, fatti per addormentare il popolo, che gli austriaci erano battuti e che i francesi erano vincitori; e più innanzi: Si rifiutano per la terza volta le armi ai patrioti per difendere la Repubblica; le commissioni si dimettono e nel momento in cui la Val Camonica, Brescia, Bergamo, Cremona erano invase e in cui l'esercito repubblicano, minacciato da un fiume di nemici, privato di tutto, ripiegava sulla linea dell'Adda, in cui delle insurrezioni liberticide facevano a pezzi i diversi magazzini della repubblica, in cui la sedicente armata cattolica di emigrati e di contadini fanatizzati, sotto la condotta di preti perfidi, massacravano nel nome del cielo tutti i patrioti del Po inferiore, si osa dire al popolo che non v'è nulla da temere. Ma la spiegazione di tuttociò non è difficile da trovare, quale è di tutti i tempi. La suggerisce lo stesso diplomatico francese, poco dopo: Quanto all'armamento dei patrioti egli scrive si assicura che un agente francese disse che temeva più. i patrioti armati che gli austriaci e i russi. I veli erano dunque caduti appieno: i due fondamentali ceti repubblicani stavano contrapposti: glii anarchistes erano al loro posto di lotta ma erano abbandonati dal governo di Parigi e da quello cisalpino.
Pure la relazione del Segretario di Legazione Bignon (come la precedente trovata all'Archivio degli Esteri) dava conoscenza della composizione del ceto unitario nella Cisalpina, per larga parte costituito e influenzato dagli emigrati di tutta Italia. *) Questa Società di amici dell'unità italiana scriveva il Bignon si componeva soprattutto di uomini stranieri alla repubblica cisalpina... divisi nei loro mezzi essi erano d'accordo nei loro fini, gli uni con il desiderio di creare una repubblica italica, una e indivisibile, gli altri con l'intenzione di vedere confederate le diverse repubbliche, come le divisioni territoriali, da lungo tempo esistenti in Italia, sembravano esigere; erano comunque tutti d'accordo in un punto fondamentale, quello di dare alla libertà italiana ima garanzia tale che essa potesse essere sempre al riparo dalle usurpazioni francesi. Mentre riassumo dal Bignon ad incoraggiare gli italiani unitari erano ancora gli emissari dell'estremismo represso in Francia, che intendevano suscitare in Italia una repubblica rivoluzionaria che fosse loro alleata, per cui venivano anche qui perseguitati e allontanati.
Il compito dell'unificazione italiana, sfuggito e ripudiato dal Direttorio, era dunque caduto nelle mani dell'opposizione, per la quale lo strumento politico d'l'ideale etico-nazionale parevano coincidere: ne derivava la forza
W Ardi. Affaire Etrong., Parigi, Con. polii., Milan 1799-1800. Voli. 57-0, Roppori sur Irs Armieri h<énemenl qui ont eu lieu tinti* Ut ttep. Cisalpine,par h C. fffl Bignon. . d., ff. 240-8.