Rassegna storica del Risorgimento

GIACOBINI
anno <1954>   pagina <601>
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Contributo agli studi sul giacobinismo anarchico , ecc. 601
pochi mesi dopo Marengo, e la coi figura preminente fu il conte Giuseppe Cavalli d'Olivola, si batteva per una repubblica conservatrice sul piede di casa, non irreligiosa e non giacobinamente intemperante. Tale gruppo si acco­stò a quei nobili, che non facevano della restaurazione una pregiudiziale condizionante; e ristabilì i diritti del culto, ma li subordinò ad una commis­sione ecclesiastica, a composizione quasi totalmente giansenista, che si teneva a mezza via tra la curia di Roma e l'adesione al clero riformato francese.
Una cosiddetta (dall'BCus) massoneria anticonsolare e cioè un'organiz­zazione clandestina di opposizione a sfondo massonico, raccoglieva questi indipendentisti moderati, insieme a nobili illuminati, a ecclesiastici gian­senisti, a democratici dei piccoli ceti. Sono certamente questi i cenacoli di cui si occuperanno per gli anni successivi il Ruffini ' ) e il Lazio, 2) esaminando e pubblicando elenchi di massoni, tra cui sono taluni dei nostri repubblicani autonomisti; e i cui nomi pure ricorreranno in altri elenchi di massoni, re-, datti dalla polizia della Restaurazione.
Se consideriamo con il Segre 3) che al ritorno del Re questi aristocra­tici si schierarono anche allora contro il nuovo regime assoluto, dobbiamo concludere che i repubblicani indipendentisti moderati del Piemonte, già da vent'anni assertori di una possibile convivenza con la nobiltà in una repub­blica piemontese separata, e perciò conservatori delle tradizioni paesane e religiose, qualche influenza dovettero pur esercitare, attraverso i circoli mas­sonici di opposizione, sugli sviluppi costituzionali della classe politica della Restaurazione. Ricordo che il diciottenne Santorre di Santarosa era apparso al Bongioanni sullo scorcio del secolo, già intento alle letture predilette del Montesquieu, del Rousseau e del Mably. Si era stabilito dunque un ponte fra la cultura settecentesca e il costituzionalismo risorgimentale, attraverso l'opera dei repubblicani autonomisti, che continuava quella liberale sette­centesca e preparava la tradizione moderata risorgimentale.
In ciò avrebbe avuto ragione il Morandi, che analoghe considerazioni aveva fatto per la Lombardia; senonchè il quadro piemontese non poteva ancora dirsi esaurito. Qui andavano aggiunti gli antonelliani del Pie­monte, come là gli unitari lombardi; e cioè quegli anarchici irrequieti che il Verri e il Melai avevano misconosciuto, ma che sotto la guida, o il consiglio, dei rivoluzionari francesi, avevano proposto per la prima volta e concretamente la politica dell'unità.
Un'ultima considerazione va fatta, e cioè che il movimento unitario, pur scaturito dall'esigenza di liberazione politica preparata dalla cultura dei lumi, ma sviluppatosi in larga parte nei circoli militari della cisalpina, fu assai meno ideologico e rivoluzionario in senso politico e sociale, quanto diplomatico e genericamente cospirativo, nell'esigenza di unire uomini diver­si di tutta Italia nello sforzo inteso a ottenere, prima di ogni altro obiettivo, governi liberi e autonomi.
t) F. RUFFI.VI, / gtonsenitti piemontesi e la mnmr.wnu'- dalla madre di Cavour; Firenze, La nuova Italia, 1952, p. 158 Bgg.
U A. LuziOt II canonico Marmimi a le tue discolpa n Carlo Felice, Su Bibl. di storia italiana zeccate, Torino. 1923.
8) A. SEGKK, Vittoria Emanuele J (1759-1824), Torino, 1927.