Rassegna storica del Risorgimento
DE RISO EUGENIO ; EMIGRAZIONE POLITICA ; CALABRIA
anno
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1954
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pagina
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606
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606 Gustavo Valente
Recatosi a Londra, mentre attendeva allo studio della lingua, della quale fu padrone dopo pochi mesi, appesantiva le sue giornate tra svariate occupazioni, ricercate per provvedersi di una decorosa esistenza. Era suo proposito, oltre tutto, di non gravare sulla famiglia, coi i danni subiti per le persecuzioni politiche e l'affettuosa volontà di non far mancare nulla all'esule lontano, avevano costretto a vendere alcune proprietà. Egli non voleva aumentare oltre il dolore dei Buoi, che sapeva quanto soffrissero per la vita randagia e clandestina dei fratelli Ippolito e Tancredi che la polizia borbonica, adontata per la sua fuga, si era messa a ricercare, costringendoli a vagare per la Calabria nascondendosi in casa d'amici per non essere arrestati, ma poi carcerati nel castello dell'Ovo. Persecuzioni dalle quali non si salvarono gli altri fratelli Don Bernardo e Don Pietro, monaci benedettini, tenuti d'occhio per la scoperta di una lettera che Don Pietro scriveva alla madre, e nella quale, dopo avere scritto che e la Madonna di Casaluce aveva aperto gli occhi, domandava notizie di un frate calabrese in fama di pro-feta. La polizia pensò chissà a che trama ed indagò senza posa per avere notizie di codesto novellò Abate Gioacchino: si rivolse perciò ai guardiani di tutt'i Conventi calabresi; e i risultati di tutte codeste indagini formarono un voluminoso incartamento ch'esisteva nel Grande Archivio di Napoli e che andò distrutto nel famoso incendio del settembre 1943. *)
Occupazione principale era, però, quella dell'insegnamento della lingua italiana impartito in un suo studio a giovani della migliore società. Il nome che si acquistò gli valse l'incarico d'indicare i migliori scrittori italiani agli studenti del famoso Collegio di Eton del quale alla fine del 1856 fu nominato esaminatore; l'anno successivo ebbe la nomina a Deputato Professore nel Collegio della Regina.
Ma, già dal 1855, nell'intento di richiamare l'attenzione del popolo britannico sulle sorti d'Italia e guadagnargliene la simpatia, aveva cominciato una serie di discorsi, là detti letture, su svariati argomenti,, ma sempre nell'intento sopra scritto. *)
Una eco di codesta sua attività oratoria si ha in una lettera che nel febbraio del 1861 una persona che gli fu amica indirizzava alla famiglia alla notizia della morte del patriota: 3> L'ho sempre dinanzi agli occhi ora che nobile e dignitoso e qua! Senatore Romano parla in pubblico, ora sublime
carte. Ha per titolo Dd diritto di proprietà qual diritto di cittadino di città romana. Studi storici-politici sull'Italia considerata nette due opache la romana e la feudale, Salerno, Raffaello Migliaccio, 1862.
Vi dimostra anche, il primato dell'Italia nelle due epoche, romana e feudale.
Onesta notizia mi è stala favorita dal barone Filippo do Nobili, al quale rinnovo affettuosamente i Mori della mia gratitudine.
2) Di alcune di esse ai ha traccia in un volumetto, anch'esso pubblicato postumo, intitolato: Frammenti di lettura pronunziata in lìngua inglese negli anni 1857 e 1858 per Eugenio De Riso, Catanzaro, Tip. della Prefettura, 1864. Contiene: Escursione con Omero, Virgilio ed altri autori nella baja di Napoli e dintorni. Frammenti di due letturo fatte in Inghilterra nel 1857 ed: I Lazzaroni di Napoli. Frammenti di due letturo fattela Inghilterra nei 1858.
Nel 1855 tenne pia pacùieutuaiouie discorai politici; nel 1856 ne tenne un altro in occasione della pace fra le potenze occidentali e la ItiiMHi'n.
Aveva parlato, oltre che a Londra, ad Edimburgo, Glasgow, Manchester e Liverpool.
fr) È riportato nella biografia dell'autore}, preposta all'opera dedicata al diritto di proprietà, cit.